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Seconda Regola.9 - Questioni economiche

13 a. In generale se una persona rivela a qualcuno una questione relativa al suo commercio, alla sua merce o simili, è vietato rivelarla, in particolare perché c’è il rischio che arrivi al commerciante un danno economico o sofferenza dall’aver reso risaputa la cosa.

13 b. Nel caso l’abbia rivelata davanti a tre persone (secondo tutte le condizioni viste nelle halakhot precedenti), il commerciante dimostra che non gli importa che la cosa si sappia, perciò chi era tra i tre può rivelare la cosa persino a priori. Questo permesso vale solo se (a) il commerciante non ha detto o fatto capire che desidera che la cosa non venga risaputa, e (b) non manchi alcuna delle condizioni spiegate in precedenza

Seconda Regola.8

12. a. E' vietato prendere in giro qualunque ebreo.
b. In particolare il divieto aumenta se colui che viene preso in giro è un uomo che fa derashot o ammonisce il pubblico. Ad esempio dicendo che le sue derashot non valgono nulla. Al contrario è opportuno eventualmente dargli consigli su come parlare al pubblico.
c.Non c'è limite ai divieti che trasgredisce colui che diffama un uomo che fa derashot in pubblico, e così anche le 'averot di coloro che lo stanno ad ascoltare. Se ci riflettiamo troviamo che trasgrediscono tutte le mizvot illustrate nell'introduzione (laavin e asin)

Seconda Regola.7

11. Chi si occupa del pubblico deve stare maggiormente attento a non incappare nel divieto di lashon harà. Ogni singolo delle assemblee per decidere le questioni del pubblico deve stare attento a non raccontare successivamente la sua opinione precedente o quella degli altri, ma solo la loro conclusione. Non c'è differenza se decide da solo di raccontare la questione oppure viene obbligato da altri, in ogni caso è vietato raccontare ciò che è accaduto.

Seconda Regola.6

9. Tutto quello che abbiamo detto, riguarda il divieto di raccontare ESATTAMENTE quello che si è sentito, ma è assolutamente vietato aggiungere perfino una singola sillaba, tanto più è vietato cambiare i fatti a seconda dell’interlocutore. Inoltre, è vietato accettare quello che si è sentito come qualcosa di vero, come vedremo be”H più avanti nel clal 7. Se una persona ha compiuto una cattiva azione quando era giovane, e poi ha cambiato strada, o se i suoi antenati non si comportavano come di deve, ma lui ha cambiato strada, è vietato rimproverarlo e svergognarlo di fronte agli altri.

10. – quando si racconta qualcosa a qualcuno, sapendo che di natura è una persona che tende a intendere le cose che gli vengono raccontate direttamente come vere, è vietato raccontargliela, tanto più se si sospetta che potrebbe anche aggiungere qualcosa di male sulla persona in questione.
- Dopo tutto quello di cui abbiamo parlato, è evidente quanto sia opportuno allontanarsi dal permesso di raccontare qualcosa che si è sentito di fronte a tre persone, poiché è una situazione che nella pratica non può avvenire senza infrangere una delle condizioni di cui abbiamo parlato. Quindi, chi si preoccupa per la propria anima, si allontani dalla cosa.

Seconda Regola.5

6-7 a. Se colui che parla lashon harà dice agli ascoltatori di non diffondere la cosa, anche se la racconta davanti ad un largo pubblico, è vietato agli ascoltatori raccontare a loro volta, persino se raccontato solo per caso. E ciò vale persino se vede che gli altri ascoltatori non stanno attenti al divieto.

b. Non importa in che modo colui che parla lashon harà dice di non diffondere la cosa - in ogni caso è vietato diffonderlo, e a maggior ragione è vietato parlare della cosa al soggetto dei discorsi.

c. Due che raccontano lashon harà ad altri due, e vietato a questi ultimi raccontare ad altri, perchè non si applica la regola del raccontare davanti a tre, anche se alla fine erano in quattro.

Seconda Regola.4

4. La facilitazione vale solo nel caso in cui ci siano tre persone che non abbiano un particolare interesse a non dire nulla, perché in tal modo c’è la possibilità che la cosa detta dinnanzi a tre persone diventi quasi di pubblico dominio. Quindi se uno dei tre presenti era una persona Temente del Signore, che sta attenta ad applicare le norme sul lashon harà – è vietato tornare a raccontarla (perché è come se non ci fossero tre persone, ma solo due). E così anche se il “terzo” è un parente di colui di cui si sta parlando oppure se è una persona che vuole bene il soggetto del lashon harà, per cui non parlerebbe mai di lui.

5. La facilitazione vista prima (2.1-3) vale solo nella stessa città, ma in una differente città è vietato diffonderlo.

Seconda Regola.3

3. Gli ascoltatori possono raccontarlo a loro volta?
a. Colui che ascolta la lashon harà che è detta dinnanzi a tre persone nel caso in cui racconti ciò che ha sentito con l’intenzione di rivelare la cosa, sicuramente trasgredisce il divieto di lashon harà.
b. C’è chi dice che se racconta ciò che ha sentito in un secondo momento casualmente non avendo l’intenzione di rivelare la cosa ad altri, non trasgredisce il divieto di lashon harà (poiché essendo risaputo da tre persone, diventa una cosa considerabile alla stregua di pubblica, e la Toràh non ha vietato di rivelare una cosa pubblica nel caso si parli casualmente senza aver intenzione di raccontare qualcosa di male sul soggetto del discorso).
c. C’è chi dice che anche raccontare in modo casuale è vietato, a meno che la questione non sia capitata nel discorso per caso mentre stavano parlando di qualcos’altro. (Hagaàh).
d. In ogni caso non deve avere intenzione di rivelare la cosa, perché se lo fa intenzionalmente (anche non per arrecare danno alla persona, tanto più se vuole anche arrecarlo) trasgredisce il divieto di lashon harà. E ciò vale anche se non racconta da chi l’ha sentito, ma dice solo “ho sentito…”.