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Quinta Regola.2

3. Nel caso veda in modo chiaro che Reuven vuole danneggiarlo nel corpo o nel patrimonio, persino se non ha sentito finora qualcosa del genere da nessuno, è possibile chiedere informazioni sulla questione. 
Può chiedere in giro se qualcuno sa se Reuven vuole danneggiarlo in queste questioni, per sapere come potersi difendere. E non deve aver timore che attraverso questa ricerca gli raccontino qualcosa di male su Reuven.

4. Sappi inoltre che valgono nelle questioni di rechilut tutte le regole che abbiamo trattato nelle alachot di lashon harà (Regola 6). E’ necessario quindi stare molto attenti quando sente qualcosa a con credere effettivamente a ciò che gli viene detto, ma solo sospettare la cosa. E’ quindi vietato agire di conseguenza a ciò che gli viene raccontato, provocando danni o non sopportando la persona in questione. Inoltre deve continuare a fare il bene che è tentuto a fare su ogni cosa riguardo i benè Israel (Zedakà, chesed). Ciò che è permesso è solo sospettare al fine di prevenire sul futuro, ma non provocargli danno chas veshalom, cosa completamente vietata.

Quinta Regola - Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere il peccato se chas veshalom ci è incappato

RECHILUT – QUINTA REGOLA – Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere il peccato se chas veshalom ci è incappato.


1. Esattamente come la Toràh vieta accettare parole di Lashon harà, così vieta di accettare ciò che viene detto come rechilut. Quindi è vietato credere in cuor proprio che ciò che viene raccontato sia vero. Colui che crede alla rechilut che gli viene raccontata trasgredisce il divieto di “Lo Tisà Shema Shav” oltre ai vari divieti che si aggiungono alla questione, come spiegato in maggior dettaglio nella Prefazione. Il divieto è tanto grave che su ciò viene detto (Yerushalmi Pea 1:1, Arachin 15b) Tre vengono uccisi dal Lashon Harà – chi la racconta, chi la riceve, e il soggetto del racconto. Similmente (Maccot 23a) Colui che racconta Lashon Harà (o rechilut, come si deduce dal versetto portato dalla ghemarà) è idoneo ad essere buttato tra i cani (per essere mangiato) come troviamo l’accostamento dei versetti (Shemot 23,1; 22, 30).

2. Nel caso gli venga raccontata una cosa che lo tange direttamente, ad esempio vogliono raccontargli che Reuven vuole danneggiarlo, è possibile ascoltare al fine di sospettare e stare attenti alla possibilità che si verifichi la cosa, ma è vietato crederci effettivamente. Quindi è permesso sospettare, ma è vietato crederci. Vedi inoltre le alachot sulla Lashon Harà Regola 6 in cui abbiamo trattato lungamente la questione dell’ascoltare la lashon harà.

Ottava Regola.8

13.       Ogni persona facente parte del popolo ebraico ha il divieto di accettare lashon harà su qualsiasi persona del popolo ebraico, ad eccezione degli eretici, di chi parla lashon harà etc. Come spiegato precedentemente, per accettare si intende credere in cuor proprio che la cosa sia vera.

14.     È vietato accettare lashon harà perfino dai propri genitori o dai propri famigliari.
Se i propri genitori parlano lashon harà e non gli si dice niente, si viene puniti gravemente per questo. Bisogna dirglielo in modo dolce e rispettoso, e cercare di dire qualcosa di positivo sulla persona di cui parlavano male.
Bisogna sempre rimproverare chi parla lashon harà nella propria casa, ma va fatto dolcemente, ricordando la punizione che riceve chi parla lashon ahrà, ricordando invece la grande ricompensa che riceve chi non parla lashon harà.
In particolare, ognuno stia attento a se stesso affinché non proferisca nessuna parola di lashon ahrà, perché se non si sta attenti per primi, gli altri non staranno a sentire quando li si rimprovera di non parlare lashon harà.
In cose di questo genere, è fondamentale il comportamento del “padrone di casa”, così come si comporta lui, si comporteranno gli altri, quindi si stia molto attenti, così da poter ricevere grandi ricompense sia in questo mondo che in quello a venire.

Ottava Regola.7


11. Il divieto di lashon harà vale sia che si racconti dinnanzi a parenti che non. Persino tra fratelli, è lashon harà. Persino se vuole che lo ammoniscano per ciò che racconta è vietato, perché prima deve ammonirlo lui stesso in privato. Nel caso però pensi che il suo ammonimento non aiuti, mentre quello dei parenti possa aiutare, può raccontarlo ai parenti affinché lo ammoniscano (e non per altri motivi).

12. Il divieto di lashon harà vale quando si racconta dinnanzi a un ebreo. Se racconta davanti a non ebrei il suo peccato diviene ancora più grave, perché oltre a disonorare gli ebrei e HaQadosh Barukh Hù (che gli ebrei rappresentano), presenta anche del male verso chi ha raccontato; questo perché se racconta lashon harà a un ebreo, questo non dovrebbe accettare subito il suo racconto. Mentre un non ebreo non ha motivo per non crederci e diffondere il racconto (non avendo il divieto di lashon harà) e quindi il danno è molto maggiore.
Tanto più nel caso in cui parli male degli ebrei davanti a non ebrei, il suo peccato è ancora più pesante, perché entra nella categoria dei “malshinim” ~ “melelingue” e il suo status equivale a quello degli “Apikoros” ~ eretico e coloro che non credono nella Toràh e nella resurrezione dei morti. E anche se il Ghehinnom terminerà, la loro pena non terminerà. Perciò ognuno deve stare attento a ciò, perchè il peccato e il danno divengono molto più gravi. (vedi libro intero per maggiori dettagli sulla gravità ulteriore)

Ottava Regola.6


       10. È vietato raccontare lashon harà ai propri famigliari e alla propria moglie e al proprio marito. Se c’è un motivo specifico per cui è necessario raccontare lashon harà alla propria moglie, per esempio nel caso in cui lei dia merce a credito a delle persone malvagie da cui poi sarebbe difficile riprendere i soldi, è permesso dirle che tipo di persone siano, e metterla in guardia, così che non presti loro merce o altro. Allo stesso modo è permesso raccontare al proprio socio a proposito di qualcuno che si ritiene disonesto o altro, così da non fare affari con lui.
10.1 se non si conosce di persona il fatto, ma solo per sentito dire, è comunque permesso raccontare ciò che si è sentito, così da tutelarsi per il futuro, ma in questo caso si sottolinei che si è solo SENTITA la cosa, e quindi bisogna stare attenti.
Alcuni credono che sia permesso raccontare alla propria moglie tutto quello che gli capita con gli amici, al lavoro, nel luogo di studio etc., in questo caso non solo si trasgredisce il divieto di lashon harà, ma si rischia anche di creare discussioni, perché se la moglie sente che qualcuno non tratta bene il marito, ce l’avrà con lui, potendo arrivare ad offenderlo o altro. Quindi bisogna stare molto attenti a non raccontare al proprio coniuge cose del genere.

Ottava Regola.5

8. C’è chi sostiene che è permesso raccontare lashon harà su una persona che è considerato “baal machloqet”, ossia una persona che crea o alimenta polemiche, nel caso in cui vede che attraverso il racconto è possibile mettere a tacere la polemica. Nel caso non venga a tacere la polemica è vietato raccontare lashon harà. Il permesso di raccontare lashon harà su un “baal machloqet” se c’è la possibilità di azzittire la polemica vale solo a determinate condizioni:
a. Baal Machloqet effettivamente. Deve sapere che tale persona è considerato “baal machloqet” da elementi che conosce in prima persona, e non per sentito dire. Nel caso abbia sentito raccontare e abbia trovato che le cose sono effettivamente vere (come nel caso di devarim nikkarim visto nella regola precendente).
b. Utilità. Deve raccontare con l’intenzione di spegnere la polemica e non per odio o altri motivi.
c. In altro modo. Sa che non è possibile spegnere la polemica in altro modo, se non quello di raccontare lashon harà sul “baal hamachloqet”. Ad esempio sa che l’ammonimento non aiuta.

9. E’ vietato disprezzare i defunti, qualsiasi fosse il loro livello – ignoranti o talmidè chakhamim. Tanto più è vietato disprezzare ciò che dicevano di Toràh.

Ottava Regola.4


7.1 Una persona, che tutta la città considera senza dubbio malvagia, a causa delle cattive voci che girano sul suo conto, secondo cui trasgredisce divieti conosciuti a tutto  il popolo ebraico, perfino questioni facili da rispettare, è permesso parlare su di lei lashon haarà e ascoltare su di lei lashon harà.
7.2 bisogna però stare molto attenti ad alcune condizioni fondamentali:
- che si abbia l’intenzione di parlare male di quella persona leshem shamaim, ossia fare in modo che altri non seguano il suo cattivo esempio, e magari che la persona stessa faccia teshuvà. Non si abbia l’intenzione di godere del racconto proferito, e non si racconti spinti dall’odio.
- non si racconti qualcosa di peggiore rispetto a quella che è la realtà
- non si parli male della persona di nascosto, ma pubblicamente, a meno che non si tema di ricevere del male, o di provocare discussioni.

Ottava Regola.3


5. il divieto di lashon harà riguarda chi, è considerato “tuo prossimo” secondo la Toràh. Per far parte di questa categoria bisogna condividere il rispetto della Toràh e delle mizvot. Chi nega che la Toràh scritta e/o quella orale e i profeti, siano di origine divina, o che accettano che tutta la Toràh (scritta, orale, profeti) siano di origine divina ad eccezione di un unico versetto, o di un solo principio, non rientra nella categoria di “tuo prossimo”.
6. Questo vale se si è sentito personalmente che qualcuno nega uno degli elementi di cui abbiamo parlato nell’alachà precedente. Se si è sentito da altri, questo non basta per permettere di parlare lashon harà su di loro sia che essi siano presenti che no. È vietato credere in cuor proprio  ciò che si è sentito sul loro conto, come abbiamo visto nella regola 6. Si deve tenere conto della cosa, al fine di potersi tutelare, o al fine di aiutare qualcun altro a tutelarsi. C’è l’obbligo di accertarsi della veridicità della cosa solo nel caso in cui “si sia sentito dire”, ma se si tratta di una persona che pubblicamente ostenta il suo essere eretico, è come se si fosse venuti a conoscenza della cosa personalmente.

Ottava Regola.2


3.  E’ vietato raccontare lashon harà perfino su di un bambino, se la cosa può danneggiarlo  o arrecargli dispiacere. Se raccontando qualcosa di male su di lui si intende cercare di evitare che il bambino causi danni e così facendo lo si possa mettere sulla giusta strada è permesso farlo, a condizione che si sappia in prima persona che la cosa è vera, e si sappia che quello che si racconta non causerà qualcosa di negativo, come per esempio che a causa di quello che si è raccontato il bambino esca dalla retta via.
4. E’ vietato raccontare lashon harà sia su di una persona ignorante che su di un talmid chacham (chi racconta lashon harà fa un peccato molto più grave). Lo yezer harà ci tende in trappola e ci fa credere che i talmidè chachamim di oggi non sono come quelli di un tempo e quindi non è vietato parlare lashon harà su di loro. La cosa è completamente falsa, perché ogni persona viene giudicata a seconda della generazione in cui si trova, ai nostri tempi, chi è adatto a insegnare Toràh e si dedica allo studio della Toràh può essere considerato talmid chacham. Chi ne parla male o lo insulta, perfino se in sua assenza, commette un errore pesantissimo ed è passibile di scomunica. Se la persona poi insegna nella stessa città di chi proferisce lashon harà contro di lui, il peccato è ancora più grande.

Ottava Regola


1. Il divieto di Lashon harà non effettua distinzioni sul chi racconta, sia esso uomo o donna, parente o conoscente del soggetto del racconto. Persino nel caso voglia solo dimostrare il suo disappunto dinnanzi agli altri per il comportamento che è stato tenuto.

2. Da qui in poi cominceremo Be”H a chiarire su chi la Toràh vieta di parlare.
Il divieto di Lashon harà vale che il soggetto sia un uomo che una donna. Senza distinguere tra sua moglie e un’altra donna (o suo marito o un altro uomo). Allo stesso modo è vietato parlare degli suoceri e di ciò che succede nella loro casa. [Per quando invece è permesso raccontare si veda la regola 10 dal paragrafo 13 in poi]

Settima Regola.6


11. Per applicare la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà precedente) è necessario stare attenti che (a) i fatti siano effettivamente riconoscibili, senza ombra di dubbio. Devono essere veritieri effettivamente e non solo verosimili. (b) Soprattutto è necessario che veda i fatti su cui si basa in prima persona, e non si basa su fatti sentiti da altri, cui è vietato credere.

12. Ci sono cose per cui non è valida la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà 10):
a.       E’ vietato andare a raccontare ad altri.
b.      E’ vietato far perdere denaro o “menarlo” per ciò cui si è creduto.

Settima Regola.5

9. Una persona che racconta ingenuamente qualcosa che è avvenuto, di cui sappiamo che non ha alcuna intenzione di parlare male a proposito della persona di cui parla, o di mettere male fra lei e gli altri, è permesso credere a ciò che dice nel caso in cui si sia sentito, ma è dubbio se sia permesso a priori cominciare ad ascoltare le sue parole. In ogni modo, è estremamente difficile trovare una persona che effettivamente racconti ingenuamente. Pertanto, essendo questa norma di difficile applicazione pratica, chi tiene ad allontanare la sua anima dai peccati si astenga dal mettere in pratica questa facilitazione. 

10. Un ulteriore facilitazione è quella di “Devarim Nikarim” cioè di “cose riconoscibili” [si premette che questa norma non sarà chiara a meno che non si studino almeno le due halakhot successive]. La facilitazione di “Devarim Nikarim” si applica quando ci si rende conto attraverso altre conoscenze che il racconto è vero (e non solo verosimile). Questa facilitazione ha molte limitazioni. Ad esempio, se c’è la possibilità di giudicare la storia in modo favorevole, o dicendo semplicemente che a tale persona manca un tipo di attitudine per cui non poteva comportarsi altrimenti, non è applicabile questa facilitazione, perché sicuramente dobbiamo giudicarlo favorevolmente. Nel caso invece non ci sia possibilità di trovare un merito per giudicare ciò che ha fatto, è permesso credere a ciò che viene raccontato e accettare le parole del racconto. 
 E’ necessario fare una ricerca approfondita per sapere se effettivamente il racconto ricada nella categoria di “Devarim Nikarim”, perché spesso lo Yetzer Harà vuole che ci si basi su questa facilitazione, pertanto non si faciliti tanto in fretta (in particolare se non sono presenti le condizioni riportate nelle due alachot successive. )

Settima Regola.4


7.       Nelle prossime alachot cominceremo a vedere Be”H le norme sulla possibilità di accettare e ricevere la lashon harà effettuata da casi particolari:
 una persona che è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni
Persino se la persona che ci racconta la lashon harà è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni, non è possibile credere a ciò che dice.
8.       Nel caso venga raccontato da una persona che è attendibile “Kevè Terè”, cioè come due testimoni, che qualcun altro abbia commesso una trasgressione di cui è risaputa da tutti la gravità, è possibile accettare ciò che ha detto nel caso ci siano presenti due condizioni:
a.       Con i suoi occhi. Ha raccontato che ha visto la questione lui stesso. Nel caso ha raccontato che l’ha sentito da altri,  allora l’attendibilità di tale persona non costituisce un effetto sulle norme (quindi rimane vietato accettare ciò che dice, a meno che non sia possibile per altri motivi)
b.      Credere e non raccontare. Anche se gli ha detto che l’ha visto con i suoi occhi, ci si può credere e allontanarsi di conseguenza dalla compagnia del soggetto del racconto fino a che non faccia teshuvàh. In ogni caso è vietato raccontarlo a terzi, come abbiamo visto nella Regola 4 fine del paragrafo 5. E così non è possibile provocargli danno economico o alzare le mani su di lui chas veshalom per questo motivo.
c.       Oggi. Oggi difficilmente ci sono persone di questo livello, che siano attendibili come due testimoni. Pertanto è possibile solo sospettare di ciò che è stato raccontato, ma non crederci completamente. (Beer Maim Chajim 12)

Settima Regola.3


5.       A proposito di una persona che ha la fama di essere malvagia, visto che diverse volte si è venuto a sapere che ha trasgredito dei divieti conosciuti da tutti (come per esempio l’adulterio l”a), è permesso accettare su di lei lashon harà.
6.       Se una persona, parlando di se stessa, rivela qualcosa di negativo che riguarda lei e qualcun altro, è permesso credere solo a ciò che concerne lei stessa ma non ciò che riguarda l’altra persona.

Settima Regola.2


3.       Così come è vietato accettare la lashon harà proferita da una persona, è vietato accettare lashon harà proferita da due o più persone. È permesso sospettare della cosa ma non crederci. Come si potrebbero accettare le parole di critica su qualcuno, proferite da qualcun altro che, per il fatto stesso di dire ciò che dice, rientra nella categoria di malvagio (perfino se raccontano qualcosa di vero, figuriamoci se ci mette del suo)? Il fatto che siano malvagi è sicuro (stanno trasgredendo il precetto della Toràh che vieta di parlare male del prossimo), mentre la persona di cui parlano è ancora una persona kesherà totalmente, sulla quale al massimo si può sospettare, ma è assolutamente vietato credere a ciò che viene detto di male su di lei.
4.       Se si è sparsa una voce su qualcuno, sul fatto che costui abbia fatto qualcosa di male, o che abbia detto qualcosa che va contro la Toràh, è vietato credergli, è permesso solo sospettare.
In particolare, se si vuole raccontare la cosa a qualcun altro, si stia molto attenti a non farlo con lo scopo di spargere ulteriormente la voce.

Settima Regola


SETTIMA REGOLA: IL DIVIETO DI ASCOLTARE LASHON HARà DI FRONTE A UN PUBBLICO O IN PRESENZA DELLA PERSONA INTERESSATA
1.       È vietato ascoltare lashon harà anche se proferita di fronte a molte persone. Nonostante venga raccontata di fronte a molte persone, non va presa come vera, bisogna solo sospettare, verificare se è vero ciò che viene raccontato e, eventualmente, ammonire in modo adeguato la persona coinvolta nell’azione sbagliata.

2.       Non c’è nessun permesso di ascoltare lashon harà proferita di fronte a molte persone, perfino se proferita di fronte al diretto interessato (che non ribatte su quanto detto). Tanto più è vietato ascoltare lashon harà raccontata in presenza di più persone, in cui la persona che racconta dice che avrebbe detto la stessa cosa perfino davanti al diretto interessato.
Anche se il diretto interessato sta zitto mentre raccontano lashon harà su di lui di fronte a tutti, ciò non vuol dire che quello che sia stato raccontato sia vero, anche se di natura, la persona coinvolta, non sta solitamente zitta quando non è d’accordo su qualcosa.

Sesta Regola.6


     11. Chi chazveshalom ascolta lashon harà, può solo sospettare rispetto a quello che sente per salvaguardarsi, ma non può agire basandosi su di essa. Non può provocare alcun danno, imbarazzo, nei confronti della persona su cui si è sentito, né può tantomeno odiarla.
Va da sé che rimangono validi tutti gli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona. Se per esempio hanno detto su uno dei propri dipendenti che ruba, bisogna comunque pagargli il salario. Bisogna dare zedakà a una persona che è conosciuta come povera, su cui però hanno detto che fa solo finta di essere povera (perché, fin quando la cosa non è certa, è permesso solo sospettare che sia vera e non si scappa dagli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona).
12.       Se si è trasgredito il divieto di ascoltare lashon harà e credere a ciò che si è sentito, senza raccontare la cosa a nessun altro, ci sono dei metodi per fare teshuvà e riparare l’azione compiuta:
-          Rafforzarsi a estirpare dal proprio cuore le parole ascoltate e non credere a ciò che si è ascoltato.
-          Accettare su se stessi di non credere mai più in futuro alla lashon harà ascoltata su qualsiasi persona facente parte di Am Israel.
-          Fare il viddui per il peccato commesso.
Se ha raccontato ciò che ha ascoltato a qualcun altro, non ha modo di aggiustare la questione fin quando non si sia riappacificato con la persona di cui hanno parlato lashon harà, o fin quando estirpi dal cuore di chi lo ha ascoltato, le parole di biasimo nei confronti della persona a proposito (beer maim chaim 34) .

Sesta Regola.5


9.       Qualsiasi cosa sia vietato dire, è vietato ascoltare (per esempio offese sul comportamento degli avi, o azioni sbagliate che si sono compiute in passato e la persona attualmente si comporta bene, oppure dire di qualcuno che non è intelligente).
Questo vale sia in  forma orale che scritta.
10.       È vietato credere alla lashon harà che si sente. È vietato perfino dubitare a proposito della persona di cui si sente parlare. È permesso però sospettare che ciò che si è sentito sia vero, nel caso in cui si possa subire un danno, o qualcun altro possa subirlo.
Poiché è vietato credere a quello che si è sentito, si continua ad avere l’obbligo di fare del bene nei confronti di quella determinata persona, per quanto riguarda tutte le mizvot in cui la Toràh ci ha comandato di fare del bene al prossimo, per esempio dandogli zedakà. Questo vale anche se, stando alle parole di lashon harà ascoltate, quella persona è entrata in una categoria di persone su cui non è vietato parlare lashon harà (di questa categoria sarà trattato be”H nella regola 8).

Sesta Regola.4


7.       Se si ascolta lashon harà su di una persona benonit (media) e si sa che la cosa è vera, però c’è la possibilità di giudicare la persona in questione in modo favorevole, bisogna giudicarla in modo favorevole.  Se chi ascolta invece la giudica in modo sfavorevole (quindi come colpevole), oltre che trasgredire il precetto della Toràh di giudicare favorevolmente, sta accettando la maldicenza su quella persona, e quindi sta oltretutto trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà.
8.       Se tanto più si è ascoltato un racconto negativo su di una persona temente di HaShem,  prendendolo come vero e giudicando quidni la persona in questione come colpevole, si sta sicuramente trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà (oltre che quello di giudicare favorevolmente una persona, tanto più se si tratta di qualcuno che teme HaShem).
Una persona che è stata giudicata colpevole dal bet din, ma va a raccontare a chi gli sta intorno che il giudizio è sbagliato e parla male del bet din, chi ascolta deve far uscire dal cuore della persona il risentimento nei confronti del bet din. Se le sue parole non sono servite, deve almeno stare attento a non prendere come vero quello che gli è stato raccontato, ma giudichi il bet din in modo favorevole. Se però ha trasgredito il precetto di giudicare favorevolmente e li giudica negativamente, è inciampato nel divieto di ascoltare lashon harà.

Sesta Regola.3


5.       Se già ci si trova con un gruppo di persone per qualche motivo, e queste cominciano a parlare lashon harà e altre cose vietate, e si sa che ammonirli per quello che stanno facendo non servirebbe a nulla, se è possibile, bisogna andarsene, oppure tapparsi le orechhie così da non sentire. Se però non se ne può andare, e se si tappasse le orecchie comincerebbero a deriderlo e a prenderlo in giro e quindi non è disposto a farlo,  per non inciampare nel divieto di ascoltare lashon harà deve fare tre cose:
a.       Decida con tutto se stesso di non accettare come vero quello che sta ascoltando
b.      Si senta a disagio in quella situazione
c.       Stia seduto pietrificato, e non mostri a coloro che raccontano nessun movimento facciale che dimostri che è d’accordo con quello che sta ascoltando, e ancora meglio, mostri una faccia contrariata.
6.       Tutto questo vale solo e soltanto nel caso in cui quando si era arrivati, il gruppo non stava ancora parlando lashon harà, però, se già parlavano lashon harà, o se ha la possibilità di defilarsi e non lo fa, o se sa che quelle persone sono solite parlare lashon harà, allora è chiamato criminale come loro, e in cielo viene scritto come persona che fa parte di quella combriccola e parlatore di lashon harà, perfino se non parla e se non si sente a proprio agio in quella situazione.
Tanto più ovviamente se ha l’intenzione di ascoltare quello che stanno dicendo.