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Rechilut Ottava Regola.3 - Rivelare segreti

5.       E’ necessario nascondere i segreti che sono stati confidati, nonostante possa non esserci un problema di rechilut nel rivelarlo. Perché in generale è un danno rivelare segreti, poiché chi l’ha detto come segreto voleva che tale rimanesse.

Rechilut - Ottava Regola.2


1.       Così bisogna stare attenti quando si chiede al prossimo di fare un favore, e quello gli risponde che non può, non gli si chieda: “Perché invece a Reuven l’hai fatto? Lui stesso me l’ha raccontato!” Perché capiterà di conseguenza che quest’ultimo ce l’abbia poi con Reuven che è andato a raccontare le cose.
2.       Ci sono anche altre cose che ricadono nella categoria di “Avak Rechilut”. Ad esempio se riferisce a Reuven una cosa detta da Shimon che non è in sé una cosa negativa, ma solitamente una persona se la prende un po’ se glielo dicono in faccia.

OTTAVA REGOLA - Avak rechilut



OTTAVA REGOLA -  Avak rechilut
1.       Molte cose ricadono nella avak rechilut (polvere di rechilut). Pertanto facciamo qualche esempio Be”H e il lettore capirà ragionandoci sopra. Se una persona chiede informazioni su qualcuno e gli viene risposto: “Silenzio! Non voglio dire ciò che è stato e cosa sarà” e simili, in cui c’è un allusione che le cose non siano a posto è “avak rechilut”.
2.       Quando una persona loda qualcun altro in un luogo in cu è possibile lamentarsi invece di qualche aspetto ricade nell’avak rechilut. 


Quinta Regola.2

3. Nel caso veda in modo chiaro che Reuven vuole danneggiarlo nel corpo o nel patrimonio, persino se non ha sentito finora qualcosa del genere da nessuno, è possibile chiedere informazioni sulla questione. 
Può chiedere in giro se qualcuno sa se Reuven vuole danneggiarlo in queste questioni, per sapere come potersi difendere. E non deve aver timore che attraverso questa ricerca gli raccontino qualcosa di male su Reuven.

4. Sappi inoltre che valgono nelle questioni di rechilut tutte le regole che abbiamo trattato nelle alachot di lashon harà (Regola 6). E’ necessario quindi stare molto attenti quando sente qualcosa a con credere effettivamente a ciò che gli viene detto, ma solo sospettare la cosa. E’ quindi vietato agire di conseguenza a ciò che gli viene raccontato, provocando danni o non sopportando la persona in questione. Inoltre deve continuare a fare il bene che è tentuto a fare su ogni cosa riguardo i benè Israel (Zedakà, chesed). Ciò che è permesso è solo sospettare al fine di prevenire sul futuro, ma non provocargli danno chas veshalom, cosa completamente vietata.

Quinta Regola - Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere il peccato se chas veshalom ci è incappato

RECHILUT – QUINTA REGOLA – Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere il peccato se chas veshalom ci è incappato.


1. Esattamente come la Toràh vieta accettare parole di Lashon harà, così vieta di accettare ciò che viene detto come rechilut. Quindi è vietato credere in cuor proprio che ciò che viene raccontato sia vero. Colui che crede alla rechilut che gli viene raccontata trasgredisce il divieto di “Lo Tisà Shema Shav” oltre ai vari divieti che si aggiungono alla questione, come spiegato in maggior dettaglio nella Prefazione. Il divieto è tanto grave che su ciò viene detto (Yerushalmi Pea 1:1, Arachin 15b) Tre vengono uccisi dal Lashon Harà – chi la racconta, chi la riceve, e il soggetto del racconto. Similmente (Maccot 23a) Colui che racconta Lashon Harà (o rechilut, come si deduce dal versetto portato dalla ghemarà) è idoneo ad essere buttato tra i cani (per essere mangiato) come troviamo l’accostamento dei versetti (Shemot 23,1; 22, 30).

2. Nel caso gli venga raccontata una cosa che lo tange direttamente, ad esempio vogliono raccontargli che Reuven vuole danneggiarlo, è possibile ascoltare al fine di sospettare e stare attenti alla possibilità che si verifichi la cosa, ma è vietato crederci effettivamente. Quindi è permesso sospettare, ma è vietato crederci. Vedi inoltre le alachot sulla Lashon Harà Regola 6 in cui abbiamo trattato lungamente la questione dell’ascoltare la lashon harà.

Nona Regola.3


     5.     Se si sentono i propri figli, ancora piccoli, parlare lashon harà, è mizvà sgridarli, affinché si allontanino da questo grave peccato.
Il padre deve educare i propri figli, fin dalla tenera età, ad allontanarsi dal peccato della lashon harà, e da tutti i peccati che si possono compiere parlando, tra cui mentire ed essere coinvolti o alimentare discussioni.
Uno fra i motivi per cui il peccato di parlare lashon harà è così diffuso, è proprio perché non si è stati educati fin da piccoli a fare attenzione a non parlare lashon harà,e si è abituati a dire tutto ciò che si vuole, quindi, una volta cresciuti, è molto difficile cambiare un’abitudine simile. Però, se il padre educa i propri figli a fare attenzione a non parlare lashon harà, a non mentire etc, quando cresceranno gli sarà molto più facile allontanarsi dal peccato di lashon harà e innalzarsi spiritualmente ricevendo grandi ricompense sia in questo mondo che in quello a venire.
6. Se qualcuno racconta qualcosa a un’altra persona, quest’ultima ha il divieto di raccontarlo a qualsiasi altra persona, a meno che non gli sia stato specificato che può raccontarlo agli altri, ovviamente a condizione che non si tratti di lashon harà.

Nona Regola.2


     3. Bisogna fare attenzione a elogiare qualcuno, in modo che la cosa possa danneggiarlo. Per esempio se si è stati ospitati con molto kavod e si è ricevuto molto cibo etc., oppure se si è ricevuto un prestito, è vietato dire quanto bene si è ricevuto. Questo perché altrimenti della brutta gente, o dei perditempo, potrebbero cominciare a dare fastidio alla persona da cui si è ricevuto il bene, e questa persona potrebbe ritrovarsi nei guai non sapendo più come liberarsi di questo tipo di gente.
Bisogna inoltre stare attenti a non mettersi nella condizione che altri sospettino che si sta parlando lashon harà, altrimenti si trasgredisce il divieto di parlare “avak lashon harà” (polvere di lashon harà).       
4. È vietato abitare in un quartiere di maldicenti, tanto più sedere vicino a dei maldicenti e ascoltare ciò che dicono, perfino se si ha l’intenzione di non ricevere ciò che dicono.
Tanto più, è vietato fissare il proprio posto al Bet HaKneset o nel luogo di studi, accanto a persone maldicenti.
In particolare, chi ha un tempo stabilito in modo fisso durante la giornata (cosa che TUTTI dovrebbero avere) che dedica allo studio di Toràh, non può assolutamente sprecarlo immischiandosi con i vicini che parlano lashon harà.
Se si ha un alunno che parla abitualmente lashon harà, e si sa con certezza che non starà a sentire nessun rimprovero, bisogna allontanarlo.
Se una persona si trova suo malgrado con una compagnia di maldicenti, e non ha alcuna possibilità di defilarsi,  deve seguire alcune norme comportamentali:
-          Se stima che rimproverando il gruppo, risucirà a non farli parlare lashon harà, deve senza dubbio rimproverarli.
-          Perfino se stima che il suo rimprovero non abbia l’effetto di farli smettere di parlare lashon harà, d’altro canto non apporterebbe nessun danno, non può stare zitto.
-          Se con il suo rimprovero, continueranno ancora di può a parlare male di quella persona, non bisogna dirgli niente.
-          Perfino se il rimprovero non servisse a niente, se ha qualche altra idea su come farli smettere, ha l’obbligo di metterla in pratica.

NONA REGOLA – Avak Lashon Harà

1. L’Avak lashon Harà è traducibile come “polvere di lashon harà”. S’intende con questa formula qualcosa che non è lashon harà completa, ma che ci si avvicina o che la causa. Ad esempio:
       a. Dire: “chi l’avrebbe detto che tizio sarebbe divenuto così”
       b. Dire “non fatemi parlare su caio, non voglio dirvi cos’è successo” 
       c. Una persona che elogia un altro davanti a chi non lo sopporta, perché provoca che raccontino lashon harà a loro volta. (Hagà) Perciò è vietato parlare di una persona se ha il dubbio che vengano a parlare male di lui. 
       d. Abbondare nell’elogiare una persona anche non davanti a una persona che non lo sopporta, perché alla fine arriverà lui stesso a dire “tranne questa cosa che non va bene” oppure loro risponderanno: “perché racconti così bene di tizio, sappiamo benissimo che…”

2. Raccontare elogi in pubblico è vietato in ogni caso, perché in ogni luogo pubblico è possibile che ci sia qualcuno che lo sopporti poco o che lo invidi, e se verrà elogiato, ne parleranno male. Ci sono però due eccezioni:
       a. Elogiare una persona che nessuno conosce è possibile, a condizione di non elogiarlo troppo (Hagàh)
       b. Elogiare una persona conosciuta come “Zadik” e retto, è permesso lodarlo anche davanti ad una persona che non lo sopporta, perché anche se dovesse ribattere, tutti sanno che non è vero.

Settima Regola.6


11. Per applicare la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà precedente) è necessario stare attenti che (a) i fatti siano effettivamente riconoscibili, senza ombra di dubbio. Devono essere veritieri effettivamente e non solo verosimili. (b) Soprattutto è necessario che veda i fatti su cui si basa in prima persona, e non si basa su fatti sentiti da altri, cui è vietato credere.

12. Ci sono cose per cui non è valida la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà 10):
a.       E’ vietato andare a raccontare ad altri.
b.      E’ vietato far perdere denaro o “menarlo” per ciò cui si è creduto.

Settima Regola.5

9. Una persona che racconta ingenuamente qualcosa che è avvenuto, di cui sappiamo che non ha alcuna intenzione di parlare male a proposito della persona di cui parla, o di mettere male fra lei e gli altri, è permesso credere a ciò che dice nel caso in cui si sia sentito, ma è dubbio se sia permesso a priori cominciare ad ascoltare le sue parole. In ogni modo, è estremamente difficile trovare una persona che effettivamente racconti ingenuamente. Pertanto, essendo questa norma di difficile applicazione pratica, chi tiene ad allontanare la sua anima dai peccati si astenga dal mettere in pratica questa facilitazione. 

10. Un ulteriore facilitazione è quella di “Devarim Nikarim” cioè di “cose riconoscibili” [si premette che questa norma non sarà chiara a meno che non si studino almeno le due halakhot successive]. La facilitazione di “Devarim Nikarim” si applica quando ci si rende conto attraverso altre conoscenze che il racconto è vero (e non solo verosimile). Questa facilitazione ha molte limitazioni. Ad esempio, se c’è la possibilità di giudicare la storia in modo favorevole, o dicendo semplicemente che a tale persona manca un tipo di attitudine per cui non poteva comportarsi altrimenti, non è applicabile questa facilitazione, perché sicuramente dobbiamo giudicarlo favorevolmente. Nel caso invece non ci sia possibilità di trovare un merito per giudicare ciò che ha fatto, è permesso credere a ciò che viene raccontato e accettare le parole del racconto. 
 E’ necessario fare una ricerca approfondita per sapere se effettivamente il racconto ricada nella categoria di “Devarim Nikarim”, perché spesso lo Yetzer Harà vuole che ci si basi su questa facilitazione, pertanto non si faciliti tanto in fretta (in particolare se non sono presenti le condizioni riportate nelle due alachot successive. )

Settima Regola.4


7.       Nelle prossime alachot cominceremo a vedere Be”H le norme sulla possibilità di accettare e ricevere la lashon harà effettuata da casi particolari:
 una persona che è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni
Persino se la persona che ci racconta la lashon harà è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni, non è possibile credere a ciò che dice.
8.       Nel caso venga raccontato da una persona che è attendibile “Kevè Terè”, cioè come due testimoni, che qualcun altro abbia commesso una trasgressione di cui è risaputa da tutti la gravità, è possibile accettare ciò che ha detto nel caso ci siano presenti due condizioni:
a.       Con i suoi occhi. Ha raccontato che ha visto la questione lui stesso. Nel caso ha raccontato che l’ha sentito da altri,  allora l’attendibilità di tale persona non costituisce un effetto sulle norme (quindi rimane vietato accettare ciò che dice, a meno che non sia possibile per altri motivi)
b.      Credere e non raccontare. Anche se gli ha detto che l’ha visto con i suoi occhi, ci si può credere e allontanarsi di conseguenza dalla compagnia del soggetto del racconto fino a che non faccia teshuvàh. In ogni caso è vietato raccontarlo a terzi, come abbiamo visto nella Regola 4 fine del paragrafo 5. E così non è possibile provocargli danno economico o alzare le mani su di lui chas veshalom per questo motivo.
c.       Oggi. Oggi difficilmente ci sono persone di questo livello, che siano attendibili come due testimoni. Pertanto è possibile solo sospettare di ciò che è stato raccontato, ma non crederci completamente. (Beer Maim Chajim 12)

Settima Regola.3


5.       A proposito di una persona che ha la fama di essere malvagia, visto che diverse volte si è venuto a sapere che ha trasgredito dei divieti conosciuti da tutti (come per esempio l’adulterio l”a), è permesso accettare su di lei lashon harà.
6.       Se una persona, parlando di se stessa, rivela qualcosa di negativo che riguarda lei e qualcun altro, è permesso credere solo a ciò che concerne lei stessa ma non ciò che riguarda l’altra persona.

Settima Regola.2


3.       Così come è vietato accettare la lashon harà proferita da una persona, è vietato accettare lashon harà proferita da due o più persone. È permesso sospettare della cosa ma non crederci. Come si potrebbero accettare le parole di critica su qualcuno, proferite da qualcun altro che, per il fatto stesso di dire ciò che dice, rientra nella categoria di malvagio (perfino se raccontano qualcosa di vero, figuriamoci se ci mette del suo)? Il fatto che siano malvagi è sicuro (stanno trasgredendo il precetto della Toràh che vieta di parlare male del prossimo), mentre la persona di cui parlano è ancora una persona kesherà totalmente, sulla quale al massimo si può sospettare, ma è assolutamente vietato credere a ciò che viene detto di male su di lei.
4.       Se si è sparsa una voce su qualcuno, sul fatto che costui abbia fatto qualcosa di male, o che abbia detto qualcosa che va contro la Toràh, è vietato credergli, è permesso solo sospettare.
In particolare, se si vuole raccontare la cosa a qualcun altro, si stia molto attenti a non farlo con lo scopo di spargere ulteriormente la voce.

Settima Regola


SETTIMA REGOLA: IL DIVIETO DI ASCOLTARE LASHON HARà DI FRONTE A UN PUBBLICO O IN PRESENZA DELLA PERSONA INTERESSATA
1.       È vietato ascoltare lashon harà anche se proferita di fronte a molte persone. Nonostante venga raccontata di fronte a molte persone, non va presa come vera, bisogna solo sospettare, verificare se è vero ciò che viene raccontato e, eventualmente, ammonire in modo adeguato la persona coinvolta nell’azione sbagliata.

2.       Non c’è nessun permesso di ascoltare lashon harà proferita di fronte a molte persone, perfino se proferita di fronte al diretto interessato (che non ribatte su quanto detto). Tanto più è vietato ascoltare lashon harà raccontata in presenza di più persone, in cui la persona che racconta dice che avrebbe detto la stessa cosa perfino davanti al diretto interessato.
Anche se il diretto interessato sta zitto mentre raccontano lashon harà su di lui di fronte a tutti, ciò non vuol dire che quello che sia stato raccontato sia vero, anche se di natura, la persona coinvolta, non sta solitamente zitta quando non è d’accordo su qualcosa.

Sesta Regola.6


     11. Chi chazveshalom ascolta lashon harà, può solo sospettare rispetto a quello che sente per salvaguardarsi, ma non può agire basandosi su di essa. Non può provocare alcun danno, imbarazzo, nei confronti della persona su cui si è sentito, né può tantomeno odiarla.
Va da sé che rimangono validi tutti gli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona. Se per esempio hanno detto su uno dei propri dipendenti che ruba, bisogna comunque pagargli il salario. Bisogna dare zedakà a una persona che è conosciuta come povera, su cui però hanno detto che fa solo finta di essere povera (perché, fin quando la cosa non è certa, è permesso solo sospettare che sia vera e non si scappa dagli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona).
12.       Se si è trasgredito il divieto di ascoltare lashon harà e credere a ciò che si è sentito, senza raccontare la cosa a nessun altro, ci sono dei metodi per fare teshuvà e riparare l’azione compiuta:
-          Rafforzarsi a estirpare dal proprio cuore le parole ascoltate e non credere a ciò che si è ascoltato.
-          Accettare su se stessi di non credere mai più in futuro alla lashon harà ascoltata su qualsiasi persona facente parte di Am Israel.
-          Fare il viddui per il peccato commesso.
Se ha raccontato ciò che ha ascoltato a qualcun altro, non ha modo di aggiustare la questione fin quando non si sia riappacificato con la persona di cui hanno parlato lashon harà, o fin quando estirpi dal cuore di chi lo ha ascoltato, le parole di biasimo nei confronti della persona a proposito (beer maim chaim 34) .

Sesta Regola.5


9.       Qualsiasi cosa sia vietato dire, è vietato ascoltare (per esempio offese sul comportamento degli avi, o azioni sbagliate che si sono compiute in passato e la persona attualmente si comporta bene, oppure dire di qualcuno che non è intelligente).
Questo vale sia in  forma orale che scritta.
10.       È vietato credere alla lashon harà che si sente. È vietato perfino dubitare a proposito della persona di cui si sente parlare. È permesso però sospettare che ciò che si è sentito sia vero, nel caso in cui si possa subire un danno, o qualcun altro possa subirlo.
Poiché è vietato credere a quello che si è sentito, si continua ad avere l’obbligo di fare del bene nei confronti di quella determinata persona, per quanto riguarda tutte le mizvot in cui la Toràh ci ha comandato di fare del bene al prossimo, per esempio dandogli zedakà. Questo vale anche se, stando alle parole di lashon harà ascoltate, quella persona è entrata in una categoria di persone su cui non è vietato parlare lashon harà (di questa categoria sarà trattato be”H nella regola 8).

Sesta Regola.4


7.       Se si ascolta lashon harà su di una persona benonit (media) e si sa che la cosa è vera, però c’è la possibilità di giudicare la persona in questione in modo favorevole, bisogna giudicarla in modo favorevole.  Se chi ascolta invece la giudica in modo sfavorevole (quindi come colpevole), oltre che trasgredire il precetto della Toràh di giudicare favorevolmente, sta accettando la maldicenza su quella persona, e quindi sta oltretutto trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà.
8.       Se tanto più si è ascoltato un racconto negativo su di una persona temente di HaShem,  prendendolo come vero e giudicando quidni la persona in questione come colpevole, si sta sicuramente trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà (oltre che quello di giudicare favorevolmente una persona, tanto più se si tratta di qualcuno che teme HaShem).
Una persona che è stata giudicata colpevole dal bet din, ma va a raccontare a chi gli sta intorno che il giudizio è sbagliato e parla male del bet din, chi ascolta deve far uscire dal cuore della persona il risentimento nei confronti del bet din. Se le sue parole non sono servite, deve almeno stare attento a non prendere come vero quello che gli è stato raccontato, ma giudichi il bet din in modo favorevole. Se però ha trasgredito il precetto di giudicare favorevolmente e li giudica negativamente, è inciampato nel divieto di ascoltare lashon harà.

Sesta Regola.3


5.       Se già ci si trova con un gruppo di persone per qualche motivo, e queste cominciano a parlare lashon harà e altre cose vietate, e si sa che ammonirli per quello che stanno facendo non servirebbe a nulla, se è possibile, bisogna andarsene, oppure tapparsi le orechhie così da non sentire. Se però non se ne può andare, e se si tappasse le orecchie comincerebbero a deriderlo e a prenderlo in giro e quindi non è disposto a farlo,  per non inciampare nel divieto di ascoltare lashon harà deve fare tre cose:
a.       Decida con tutto se stesso di non accettare come vero quello che sta ascoltando
b.      Si senta a disagio in quella situazione
c.       Stia seduto pietrificato, e non mostri a coloro che raccontano nessun movimento facciale che dimostri che è d’accordo con quello che sta ascoltando, e ancora meglio, mostri una faccia contrariata.
6.       Tutto questo vale solo e soltanto nel caso in cui quando si era arrivati, il gruppo non stava ancora parlando lashon harà, però, se già parlavano lashon harà, o se ha la possibilità di defilarsi e non lo fa, o se sa che quelle persone sono solite parlare lashon harà, allora è chiamato criminale come loro, e in cielo viene scritto come persona che fa parte di quella combriccola e parlatore di lashon harà, perfino se non parla e se non si sente a proprio agio in quella situazione.
Tanto più ovviamente se ha l’intenzione di ascoltare quello che stanno dicendo.

Sesta regola.2 - Come evitare di inciampare nel divieto di sentire lashon har'à?

3. Se vi state chiedendo come fare a evitare di inciampare nel grave divieto di ascoltare lashon harà, ecco alcuni preziosi metodi.
Se arriva qualcuno, e si capisce che vuole parlare male di un’altra persona, bisogna chiedere fin dall’inizio: “Quello che mi vuoi raccontare, potrà essermi utile in futuro? Potrò essere d’aiuto a rimediare alla situazione che mi vuoi raccontare? Ho qualche possibilità di ammonire la persona in questione per quello che mi vuoi raccontare?”
Se la risposta è si a una di queste domande, allora è permesso ascoltare, senza credere a ciò che si ascolta, ma si può prendere in considerazione la cosa. D’altra parte, se non c’è nessuna risposta positiva alle precedenti domande allora è assolutamente vietato ascoltare.
Quando chi vuole raccontare vede che non c’è interesse nell’ascoltare sue parole, o si riceve in risposta una faccia adirata, la prossima volta ci penserà due volte prima di raccontare qualcosa di vietato, almeno per non fare una figuraccia.

4. A volte, ascoltare le critiche di una persona nei confronti di un’altra, può essere permesso o addirittura una mizvà.
Ecco alcuni esempi: (a) se ascoltando il racconto integralmente, posso poi dimostrare a colui che racconta o agli altri ascoltatori, che le cose non stanno così, (b) se posso trovare un merito per giustificare l’azione di quella persona, (c) se posso azzittire chi racconta, in modo che non vada a raccontarlo ad ulteriori persone.
In tutti i casi citati, bisogna comunque stare molto attenti a non credere in cuor proprio che il racconto sia vero, ma si sospetti soltanto della veridicità dei fatti.
Il consiglio che si può dare a chi è inciampato nel peccato di ascoltare lashon harà, è quello di provare a cercare immediatamente, con tutte le proprie forze, un merito grazie a cui giudicare favorevolmente la persona di cui si sta parlando male e riferirlo a colui che sta raccontando.
Bisogna poi provare ad estirpare ciò che chi racconta pensa in merito al soggetto dei suoi racconti, ad esempio proponendo degli spunti per giudicare favorevolmente la persona in questione.
Nel caso invece si conosca la natura di colui che racconta lashon harà, e si sa che in ogni caso non farebbe altro che continuare a parlarne sempre peggio, è sicuramente preferibile rimanere in silenzio.
Solo dopo che costui se ne sia andato, si può (ed è opportuno farlo se stanno a sentire) raccontare al resto delle persone che hanno ascoltato la lashon harà, tutta la questione da un punto di vista favorevole nei confronti della persona di cui si è parlato male. Si cerchi in questo caso, di estrarre dai loro cuori i fatti negativi che hanno ascoltato.

Sesta Regola



1    1.       Ascoltare lashon harà è vietato dalla Toràh. Questo vale sia che ci venga detto di una certa persona che ha trasgredito un precetto nei confronti degli uomini, sia che abbia trasgredito un precetto contro di HaShem. Se oltre che ascoltare lashon harà, si crede anche a quello che si sente, si trasgrediscono altri precetti, come è scritto nella Toràh: “Non accettare un racconto vano” (Shemot 23,1). I Chachamim z”l spiegano che la colpa di chi accetta la lashon harà che gli viene raccontata, è superiore perfino alla colpa di chi la racconta.
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     2.       È vietato dalla Toràh ascoltare lashon harà, perfino se si ha l’intenzione di non credere a qualsiasi cosa si ascolti. Però, se dall’inizio del racconto si capta che gli stanno trasmettendo delle informazioni che potrebbero risultargli utili in futuro (se per esempio vuole mettersi in società con quella certa persona, o stringere accordi matrimoniali) è permesso a priori ascoltare, per tutelarsi o fare attenzione a quella determinata persona. Questo vale anche nel caso in cui tali informazioni possano essere di beneficio a qualcun altro.
In ogni modo E’ VIETATO CREDERE IN CUOR PROPRIO CHE QUELLO CHE SI è ASCOLTATO SIA VERO, si può però sospettare e si può ricercare ulteriormente (in modo permesso dall’alachà).