ovvero le istruzioni per usare al meglio il regalo più prezioso che Hashem ci ha donato: la parola
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Rechilut Ottava Regola.3 - Rivelare segreti
5. E’ necessario nascondere i
segreti che sono stati confidati, nonostante possa non esserci un problema di
rechilut nel rivelarlo. Perché in generale è un danno rivelare segreti, poiché chi
l’ha detto come segreto voleva che tale rimanesse.
Rechilut - Ottava Regola.2
1.
Così bisogna stare attenti quando
si chiede al prossimo di fare un favore, e quello gli risponde che non può, non
gli si chieda: “Perché invece a Reuven l’hai fatto? Lui stesso me l’ha
raccontato!” Perché capiterà di conseguenza che quest’ultimo ce l’abbia poi con
Reuven che è andato a raccontare le cose.
2.
Ci sono anche altre cose
che ricadono nella categoria di “Avak Rechilut”. Ad esempio se riferisce a
Reuven una cosa detta da Shimon che non è in sé una cosa negativa, ma
solitamente una persona se la prende un po’ se glielo dicono in faccia.
OTTAVA REGOLA - Avak rechilut
OTTAVA REGOLA - Avak rechilut
1.
Molte cose ricadono nella
avak rechilut (polvere di rechilut). Pertanto facciamo qualche esempio Be”H e
il lettore capirà ragionandoci sopra. Se una persona chiede informazioni su
qualcuno e gli viene risposto: “Silenzio! Non voglio dire ciò che è stato e
cosa sarà” e simili, in cui c’è un allusione che le cose non siano a posto è “avak
rechilut”.
2.
Quando una persona loda
qualcun altro in un luogo in cu è possibile lamentarsi invece di qualche
aspetto ricade nell’avak rechilut.
Quinta Regola.2
3. Nel caso veda in modo chiaro che Reuven vuole danneggiarlo nel corpo o nel patrimonio, persino se non ha sentito finora qualcosa del genere da nessuno, è possibile chiedere informazioni sulla questione.
Può chiedere in giro se qualcuno sa se Reuven vuole danneggiarlo in queste questioni, per sapere come potersi difendere. E non deve aver timore che attraverso questa ricerca gli raccontino qualcosa di male su Reuven.
4. Sappi inoltre che valgono nelle questioni di rechilut tutte le regole che abbiamo trattato nelle alachot di lashon harà (Regola 6). E’ necessario quindi stare molto attenti quando sente qualcosa a con credere effettivamente a ciò che gli viene detto, ma solo sospettare la cosa.
E’ quindi vietato agire di conseguenza a ciò che gli viene raccontato, provocando danni o non sopportando la persona in questione. Inoltre deve continuare a fare il bene che è tentuto a fare su ogni cosa riguardo i benè Israel (Zedakà, chesed). Ciò che è permesso è solo sospettare al fine di prevenire sul futuro, ma non provocargli danno chas veshalom, cosa completamente vietata.
Quinta Regola - Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere il peccato se chas veshalom ci è incappato
RECHILUT –
QUINTA REGOLA – Sul divieto di accettare e sentire Rechilut e come correggere
il peccato se chas veshalom ci è incappato.
1. Esattamente come la Toràh
vieta accettare parole di Lashon harà, così vieta di accettare ciò che viene
detto come rechilut. Quindi è vietato credere in cuor proprio che ciò che viene
raccontato sia vero. Colui che crede alla rechilut che gli viene raccontata
trasgredisce il divieto di “Lo Tisà Shema Shav” oltre ai vari divieti che si
aggiungono alla questione, come spiegato in maggior dettaglio nella Prefazione.
Il divieto è tanto grave che su ciò viene detto (Yerushalmi Pea 1:1, Arachin
15b) Tre vengono uccisi dal Lashon Harà – chi la racconta, chi la riceve, e il
soggetto del racconto. Similmente (Maccot 23a) Colui che racconta Lashon Harà
(o rechilut, come si deduce dal versetto portato dalla ghemarà) è idoneo ad
essere buttato tra i cani (per essere mangiato) come troviamo l’accostamento
dei versetti (Shemot 23,1; 22, 30).
2. Nel caso gli venga raccontata una cosa che lo tange
direttamente, ad esempio vogliono raccontargli che Reuven vuole danneggiarlo, è
possibile ascoltare al fine di sospettare e stare attenti alla possibilità che
si verifichi la cosa, ma è vietato crederci effettivamente. Quindi è permesso sospettare,
ma è vietato crederci. Vedi inoltre le alachot sulla Lashon Harà Regola 6 in
cui abbiamo trattato lungamente la questione dell’ascoltare la lashon harà.
Nona Regola.3
5. Se si sentono i propri
figli, ancora piccoli, parlare lashon harà, è mizvà sgridarli, affinché si
allontanino da questo grave peccato.
Il
padre deve educare i propri figli, fin dalla tenera età, ad allontanarsi dal
peccato della lashon harà, e da tutti i peccati che si possono compiere
parlando, tra cui mentire ed essere coinvolti o alimentare discussioni.
Uno
fra i motivi per cui il peccato di parlare lashon harà è così diffuso, è
proprio perché non si è stati educati fin da piccoli a fare attenzione a non
parlare lashon harà,e si è abituati a dire tutto ciò che si vuole, quindi, una
volta cresciuti, è molto difficile cambiare un’abitudine simile. Però, se il
padre educa i propri figli a fare attenzione a non parlare lashon harà, a non
mentire etc, quando cresceranno gli sarà molto più facile allontanarsi dal
peccato di lashon harà e innalzarsi spiritualmente ricevendo grandi ricompense
sia in questo mondo che in quello a venire.
6. Se qualcuno racconta
qualcosa a un’altra persona, quest’ultima ha il divieto di raccontarlo a
qualsiasi altra persona, a meno che non gli sia stato specificato che può
raccontarlo agli altri, ovviamente a condizione che non si tratti di lashon
harà.
Nona Regola.2
3. Bisogna fare attenzione a
elogiare qualcuno, in modo che la cosa possa danneggiarlo. Per esempio se si è
stati ospitati con molto kavod e si è ricevuto molto cibo etc., oppure se si è
ricevuto un prestito, è vietato dire quanto bene si è ricevuto. Questo perché altrimenti
della brutta gente, o dei perditempo, potrebbero cominciare a dare fastidio
alla persona da cui si è ricevuto il bene, e questa persona potrebbe ritrovarsi
nei guai non sapendo più come liberarsi di questo tipo di gente.
Bisogna
inoltre stare attenti a non mettersi nella condizione che altri sospettino che
si sta parlando lashon harà, altrimenti si trasgredisce il divieto di parlare “avak
lashon harà” (polvere di lashon harà).
4. È vietato abitare in un
quartiere di maldicenti, tanto più sedere vicino a dei maldicenti e ascoltare
ciò che dicono, perfino se si ha l’intenzione di non ricevere ciò che dicono.
Tanto
più, è vietato fissare il proprio posto al Bet HaKneset o nel luogo di studi,
accanto a persone maldicenti.
In
particolare, chi ha un tempo stabilito in modo fisso durante la giornata (cosa
che TUTTI dovrebbero avere) che dedica allo studio di Toràh, non può
assolutamente sprecarlo immischiandosi con i vicini che parlano lashon harà.
Se
si ha un alunno che parla abitualmente lashon harà, e si sa con certezza che
non starà a sentire nessun rimprovero, bisogna allontanarlo.
Se
una persona si trova suo malgrado con una compagnia di maldicenti, e non ha
alcuna possibilità di defilarsi, deve
seguire alcune norme comportamentali:
-
Se stima che rimproverando
il gruppo, risucirà a non farli parlare lashon harà, deve senza dubbio rimproverarli.
-
Perfino se stima che il suo
rimprovero non abbia l’effetto di farli smettere di parlare lashon harà, d’altro
canto non apporterebbe nessun danno, non può stare zitto.
-
Se con il suo rimprovero,
continueranno ancora di può a parlare male di quella persona, non bisogna
dirgli niente.
-
Perfino se il rimprovero
non servisse a niente, se ha qualche altra idea su come farli smettere, ha l’obbligo
di metterla in pratica.
NONA REGOLA – Avak Lashon Harà
1. L’Avak lashon Harà è traducibile come “polvere di lashon harà”. S’intende con questa formula qualcosa che non è lashon harà completa, ma che ci si avvicina o che la causa. Ad esempio:
a. Dire: “chi l’avrebbe detto che tizio sarebbe divenuto così”
b. Dire “non fatemi parlare su caio, non voglio dirvi cos’è successo”
c. Una persona che elogia un altro davanti a chi non lo sopporta, perché provoca che raccontino lashon harà a loro volta. (Hagà) Perciò è vietato parlare di una persona se ha il dubbio che vengano a parlare male di lui.
d. Abbondare nell’elogiare una persona anche non davanti a una persona che non lo sopporta, perché alla fine arriverà lui stesso a dire “tranne questa cosa che non va bene” oppure loro risponderanno: “perché racconti così bene di tizio, sappiamo benissimo che…”
2. Raccontare elogi in pubblico è vietato in ogni caso, perché in ogni luogo pubblico è possibile che ci sia qualcuno che lo sopporti poco o che lo invidi, e se verrà elogiato, ne parleranno male. Ci sono però due eccezioni:
a. Elogiare una persona che nessuno conosce è possibile, a condizione di non elogiarlo troppo (Hagàh)
b. Elogiare una persona conosciuta come “Zadik” e retto, è permesso lodarlo anche davanti ad una persona che non lo sopporta, perché anche se dovesse ribattere, tutti sanno che non è vero.
Settima Regola.6
11. Per applicare la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà precedente) è necessario stare attenti che (a) i fatti siano effettivamente riconoscibili, senza ombra di dubbio. Devono essere veritieri effettivamente e non solo verosimili. (b) Soprattutto è necessario che veda i fatti su cui si basa in prima persona, e non si basa su fatti sentiti da altri, cui è vietato credere.
12. Ci sono cose per cui non è valida la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà 10):
a. E’ vietato andare a raccontare ad altri.
b. E’ vietato far perdere denaro o “menarlo” per ciò cui si è creduto.
Settima Regola.5
9. Una persona che racconta ingenuamente qualcosa che è avvenuto, di cui sappiamo che non ha alcuna intenzione di parlare male a proposito della persona di cui parla, o di mettere male fra lei e gli altri, è permesso credere a ciò che dice nel caso in cui si sia sentito, ma è dubbio se sia permesso a priori cominciare ad ascoltare le sue parole.
In ogni modo, è estremamente difficile trovare una persona che effettivamente racconti ingenuamente. Pertanto, essendo questa norma di difficile applicazione pratica, chi tiene ad allontanare la sua anima dai peccati si astenga dal mettere in pratica questa facilitazione.
10. Un ulteriore facilitazione è quella di “Devarim Nikarim” cioè di “cose riconoscibili” [si premette che questa norma non sarà chiara a meno che non si studino almeno le due halakhot successive]. La facilitazione di “Devarim Nikarim” si applica quando ci si rende conto attraverso altre conoscenze che il racconto è vero (e non solo verosimile).
Questa facilitazione ha molte limitazioni. Ad esempio, se c’è la possibilità di giudicare la storia in modo favorevole, o dicendo semplicemente che a tale persona manca un tipo di attitudine per cui non poteva comportarsi altrimenti, non è applicabile questa facilitazione, perché sicuramente dobbiamo giudicarlo favorevolmente. Nel caso invece non ci sia possibilità di trovare un merito per giudicare ciò che ha fatto, è permesso credere a ciò che viene raccontato e accettare le parole del racconto.
E’ necessario fare una ricerca approfondita per sapere se effettivamente il racconto ricada nella categoria di “Devarim Nikarim”, perché spesso lo Yetzer Harà vuole che ci si basi su questa facilitazione, pertanto non si faciliti tanto in fretta (in particolare se non sono presenti le condizioni riportate nelle due alachot successive. )
Settima Regola.4
7.
Nelle prossime alachot
cominceremo a vedere Be”H le norme sulla possibilità di accettare e ricevere la
lashon harà effettuata da casi particolari:
una persona che è attendibile “Kevè Terè” cioè
come due testimoni
Persino se la persona che ci racconta
la lashon harà è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni, non è possibile
credere a ciò che dice.
8.
Nel caso venga raccontato
da una persona che è attendibile “Kevè Terè”, cioè come due testimoni, che
qualcun altro abbia commesso una trasgressione di cui è risaputa da tutti la
gravità, è possibile accettare ciò che ha detto nel caso ci siano presenti due
condizioni:
a.
Con i suoi occhi. Ha
raccontato che ha visto la questione lui stesso. Nel caso ha raccontato che l’ha
sentito da altri, allora l’attendibilità
di tale persona non costituisce un effetto sulle norme (quindi rimane vietato
accettare ciò che dice, a meno che non sia possibile per altri motivi)
b.
Credere e non raccontare.
Anche se gli ha detto che l’ha visto con i suoi occhi, ci si può credere e
allontanarsi di conseguenza dalla compagnia del soggetto del racconto fino a
che non faccia teshuvàh. In ogni caso è vietato raccontarlo a terzi, come
abbiamo visto nella Regola 4 fine del paragrafo 5. E così non è possibile
provocargli danno economico o alzare le mani su di lui chas veshalom per questo
motivo.
c.
Oggi. Oggi difficilmente
ci sono persone di questo livello, che siano attendibili come due testimoni. Pertanto
è possibile solo sospettare di ciò che è stato raccontato, ma non crederci
completamente. (Beer Maim Chajim 12)
Settima Regola.3
5.
A proposito di una persona
che ha la fama di essere malvagia, visto che diverse volte si è venuto a sapere
che ha trasgredito dei divieti conosciuti da tutti (come per esempio l’adulterio
l”a), è permesso accettare su di lei lashon harà.
6.
Se una persona, parlando di
se stessa, rivela qualcosa di negativo che riguarda lei e qualcun altro, è
permesso credere solo a ciò che concerne lei stessa ma non ciò che riguarda l’altra
persona.
Settima Regola.2
3.
Così come è vietato
accettare la lashon harà proferita da una persona, è vietato accettare lashon
harà proferita da due o più persone. È permesso sospettare della cosa ma non
crederci. Come si potrebbero accettare le parole di critica su qualcuno, proferite
da qualcun altro che, per il fatto stesso di dire ciò che dice, rientra nella
categoria di malvagio (perfino se raccontano qualcosa di vero, figuriamoci se
ci mette del suo)? Il fatto che siano malvagi è sicuro (stanno trasgredendo il
precetto della Toràh che vieta di parlare male del prossimo), mentre la persona
di cui parlano è ancora una persona kesherà totalmente, sulla quale al massimo
si può sospettare, ma è assolutamente vietato credere a ciò che viene detto di
male su di lei.
4.
Se si è sparsa una voce su
qualcuno, sul fatto che costui abbia fatto qualcosa di male, o che abbia detto
qualcosa che va contro la Toràh, è vietato credergli, è permesso solo
sospettare.
In particolare, se si vuole raccontare la
cosa a qualcun altro, si stia molto attenti a non farlo con lo scopo di
spargere ulteriormente la voce.
Settima Regola
SETTIMA REGOLA: IL DIVIETO DI ASCOLTARE LASHON HARà DI FRONTE A UN
PUBBLICO O IN PRESENZA DELLA PERSONA INTERESSATA
1.
È vietato ascoltare lashon
harà anche se proferita di fronte a molte persone. Nonostante venga raccontata
di fronte a molte persone, non va presa come vera, bisogna solo sospettare,
verificare se è vero ciò che viene raccontato e, eventualmente, ammonire in
modo adeguato la persona coinvolta nell’azione sbagliata.
2.
Non c’è nessun permesso di
ascoltare lashon harà proferita di fronte a molte persone, perfino se proferita
di fronte al diretto interessato (che non ribatte su quanto detto). Tanto più è
vietato ascoltare lashon harà raccontata in presenza di più persone, in cui la
persona che racconta dice che avrebbe detto la stessa cosa perfino davanti al
diretto interessato.
Anche se il diretto interessato sta zitto
mentre raccontano lashon harà su di lui di fronte a tutti, ciò non vuol dire
che quello che sia stato raccontato sia vero, anche se di natura, la persona
coinvolta, non sta solitamente zitta quando non è d’accordo su qualcosa.
Sesta Regola.6
11. Chi chazveshalom ascolta
lashon harà, può solo sospettare rispetto a quello che sente per
salvaguardarsi, ma non può agire basandosi su di essa. Non può provocare alcun
danno, imbarazzo, nei confronti della persona su cui si è sentito, né può tantomeno
odiarla.
Va
da sé che rimangono validi tutti gli obblighi che si hanno nei confronti di
quella persona. Se per esempio hanno detto su uno dei propri dipendenti che
ruba, bisogna comunque pagargli il salario. Bisogna dare zedakà a una persona
che è conosciuta come povera, su cui però hanno detto che fa solo finta di
essere povera (perché, fin quando la cosa non è certa, è permesso solo
sospettare che sia vera e non si scappa dagli obblighi che si hanno nei
confronti di quella persona).
12.
Se si è trasgredito il
divieto di ascoltare lashon harà e credere a ciò che si è sentito, senza raccontare
la cosa a nessun altro, ci sono dei metodi per fare teshuvà e riparare l’azione
compiuta:
-
Rafforzarsi a estirpare dal
proprio cuore le parole ascoltate e non credere a ciò che si è ascoltato.
-
Accettare su se stessi di
non credere mai più in futuro alla lashon harà ascoltata su qualsiasi persona
facente parte di Am Israel.
-
Fare il viddui per il
peccato commesso.
Se ha raccontato ciò che ha ascoltato a qualcun altro, non ha modo di
aggiustare la questione fin quando non si sia riappacificato con la persona di cui
hanno parlato lashon harà, o fin quando estirpi dal cuore di chi lo ha
ascoltato, le parole di biasimo nei confronti della persona a proposito (beer
maim chaim 34) .
Sesta Regola.5
9.
Qualsiasi cosa sia vietato
dire, è vietato ascoltare (per esempio offese sul comportamento degli avi, o
azioni sbagliate che si sono compiute in passato e la persona attualmente si
comporta bene, oppure dire di qualcuno che non è intelligente).
Questo
vale sia in forma orale che scritta.
10.
È vietato credere alla
lashon harà che si sente. È vietato perfino dubitare a proposito della persona
di cui si sente parlare. È permesso però sospettare che ciò che si è sentito
sia vero, nel caso in cui si possa subire un danno, o qualcun altro possa
subirlo.
Poiché
è vietato credere a quello che si è sentito, si continua ad avere l’obbligo di
fare del bene nei confronti di quella determinata persona, per quanto riguarda
tutte le mizvot in cui la Toràh ci ha comandato di fare del bene al prossimo,
per esempio dandogli zedakà. Questo vale anche se, stando alle parole di lashon
harà ascoltate, quella persona è entrata in una categoria di persone su cui non
è vietato parlare lashon harà (di questa categoria sarà trattato be”H nella
regola 8).
Sesta Regola.4
7.
Se si ascolta lashon harà
su di una persona benonit (media) e si sa che la cosa è vera, però c’è la
possibilità di giudicare la persona in questione in modo favorevole, bisogna
giudicarla in modo favorevole. Se chi
ascolta invece la giudica in modo sfavorevole (quindi come colpevole), oltre
che trasgredire il precetto della Toràh di giudicare favorevolmente, sta
accettando la maldicenza su quella persona, e quindi sta oltretutto
trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà.
8.
Se tanto più si è ascoltato
un racconto negativo su di una persona temente di HaShem, prendendolo come vero e giudicando quidni la
persona in questione come colpevole, si sta sicuramente trasgredendo il divieto
di ascoltare lashon harà (oltre che quello di giudicare favorevolmente una
persona, tanto più se si tratta di qualcuno che teme HaShem).
Una
persona che è stata giudicata colpevole dal bet din, ma va a raccontare a chi
gli sta intorno che il giudizio è sbagliato e parla male del bet din, chi
ascolta deve far uscire dal cuore della persona il risentimento nei confronti
del bet din. Se le sue parole non sono servite, deve almeno stare attento a non
prendere come vero quello che gli è stato raccontato, ma giudichi il bet din in
modo favorevole. Se però ha trasgredito il precetto di giudicare favorevolmente
e li giudica negativamente, è inciampato nel divieto di ascoltare lashon harà.
Sesta Regola.3
5.
Se già ci si trova con un
gruppo di persone per qualche motivo, e queste cominciano a parlare lashon harà
e altre cose vietate, e si sa che ammonirli per quello che stanno facendo non
servirebbe a nulla, se è possibile, bisogna andarsene, oppure tapparsi le
orechhie così da non sentire. Se però non se ne può andare, e se si tappasse le
orecchie comincerebbero a deriderlo e a prenderlo in giro e quindi non è
disposto a farlo, per non inciampare nel
divieto di ascoltare lashon harà deve fare tre cose:
a.
Decida con tutto se stesso
di non accettare come vero quello che sta ascoltando
b.
Si senta a disagio in
quella situazione
c.
Stia seduto pietrificato, e
non mostri a coloro che raccontano nessun movimento facciale che dimostri che è
d’accordo con quello che sta ascoltando, e ancora meglio, mostri una faccia
contrariata.
6.
Tutto questo vale solo e
soltanto nel caso in cui quando si era arrivati, il gruppo non stava ancora
parlando lashon harà, però, se già parlavano lashon harà, o se ha la
possibilità di defilarsi e non lo fa, o se sa che quelle persone sono solite
parlare lashon harà, allora è chiamato criminale come loro, e in cielo viene
scritto come persona che fa parte di quella combriccola e parlatore di lashon
harà, perfino se non parla e se non si sente a proprio agio in quella
situazione.
Tanto
più ovviamente se ha l’intenzione di ascoltare quello che stanno dicendo.
Sesta regola.2 - Come evitare di inciampare nel divieto di sentire lashon har'à?
3. Se vi state chiedendo come fare a evitare di inciampare nel grave divieto di ascoltare lashon harà, ecco alcuni preziosi metodi.
Se arriva qualcuno, e si capisce che vuole parlare male di un’altra persona, bisogna chiedere fin dall’inizio: “Quello che mi vuoi raccontare, potrà essermi utile in futuro? Potrò essere d’aiuto a rimediare alla situazione che mi vuoi raccontare? Ho qualche possibilità di ammonire la persona in questione per quello che mi vuoi raccontare?”
Se la risposta è si a una di queste domande, allora è permesso ascoltare, senza credere a ciò che si ascolta, ma si può prendere in considerazione la cosa. D’altra parte, se non c’è nessuna risposta positiva alle precedenti domande allora è assolutamente vietato ascoltare.
Quando chi vuole raccontare vede che non c’è interesse nell’ascoltare sue parole, o si riceve in risposta una faccia adirata, la prossima volta ci penserà due volte prima di raccontare qualcosa di vietato, almeno per non fare una figuraccia.
4. A volte, ascoltare le critiche di una persona nei confronti di un’altra, può essere permesso o addirittura una mizvà.
Ecco alcuni esempi: (a) se ascoltando il racconto integralmente, posso poi dimostrare a colui che racconta o agli altri ascoltatori, che le cose non stanno così, (b) se posso trovare un merito per giustificare l’azione di quella persona, (c) se posso azzittire chi racconta, in modo che non vada a raccontarlo ad ulteriori persone.
In tutti i casi citati, bisogna comunque stare molto attenti a non credere in cuor proprio che il racconto sia vero, ma si sospetti soltanto della veridicità dei fatti.
Il consiglio che si può dare a chi è inciampato nel peccato di ascoltare lashon harà, è quello di provare a cercare immediatamente, con tutte le proprie forze, un merito grazie a cui giudicare favorevolmente la persona di cui si sta parlando male e riferirlo a colui che sta raccontando.
Bisogna poi provare ad estirpare ciò che chi racconta pensa in merito al soggetto dei suoi racconti, ad esempio proponendo degli spunti per giudicare favorevolmente la persona in questione.
Nel caso invece si conosca la natura di colui che racconta lashon harà, e si sa che in ogni caso non farebbe altro che continuare a parlarne sempre peggio, è sicuramente preferibile rimanere in silenzio.
Solo dopo che costui se ne sia andato, si può (ed è opportuno farlo se stanno a sentire) raccontare al resto delle persone che hanno ascoltato la lashon harà, tutta la questione da un punto di vista favorevole nei confronti della persona di cui si è parlato male. Si cerchi in questo caso, di estrarre dai loro cuori i fatti negativi che hanno ascoltato.
Sesta Regola
1 1.
Ascoltare lashon harà è
vietato dalla Toràh. Questo vale sia che ci venga detto di una certa persona
che ha trasgredito un precetto nei confronti degli uomini, sia che abbia trasgredito
un precetto contro di HaShem. Se oltre che ascoltare lashon harà, si crede
anche a quello che si sente, si trasgrediscono altri precetti, come è scritto
nella Toràh: “Non accettare un racconto vano” (Shemot 23,1). I Chachamim z”l
spiegano che la colpa di chi accetta la lashon harà che gli viene raccontata, è
superiore perfino alla colpa di chi la racconta.
2
2. È vietato dalla Toràh
ascoltare lashon harà, perfino se si ha l’intenzione di non credere a qualsiasi
cosa si ascolti. Però, se dall’inizio del racconto si capta che gli stanno trasmettendo
delle informazioni che potrebbero risultargli utili in futuro (se per esempio
vuole mettersi in società con quella certa persona, o stringere accordi
matrimoniali) è permesso a priori ascoltare, per tutelarsi o fare attenzione a
quella determinata persona. Questo vale anche nel caso in cui tali informazioni
possano essere di beneficio a qualcun altro.
In
ogni modo E’ VIETATO CREDERE IN CUOR PROPRIO CHE QUELLO CHE SI è ASCOLTATO SIA
VERO, si può però sospettare e si può ricercare ulteriormente (in modo permesso
dall’alachà).
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