Pagine

Visualizzazione post con etichetta sesta regola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sesta regola. Mostra tutti i post

Quinta Regola.2

3. Nel caso veda in modo chiaro che Reuven vuole danneggiarlo nel corpo o nel patrimonio, persino se non ha sentito finora qualcosa del genere da nessuno, è possibile chiedere informazioni sulla questione. 
Può chiedere in giro se qualcuno sa se Reuven vuole danneggiarlo in queste questioni, per sapere come potersi difendere. E non deve aver timore che attraverso questa ricerca gli raccontino qualcosa di male su Reuven.

4. Sappi inoltre che valgono nelle questioni di rechilut tutte le regole che abbiamo trattato nelle alachot di lashon harà (Regola 6). E’ necessario quindi stare molto attenti quando sente qualcosa a con credere effettivamente a ciò che gli viene detto, ma solo sospettare la cosa. E’ quindi vietato agire di conseguenza a ciò che gli viene raccontato, provocando danni o non sopportando la persona in questione. Inoltre deve continuare a fare il bene che è tentuto a fare su ogni cosa riguardo i benè Israel (Zedakà, chesed). Ciò che è permesso è solo sospettare al fine di prevenire sul futuro, ma non provocargli danno chas veshalom, cosa completamente vietata.

Sesta Regola.6


     11. Chi chazveshalom ascolta lashon harà, può solo sospettare rispetto a quello che sente per salvaguardarsi, ma non può agire basandosi su di essa. Non può provocare alcun danno, imbarazzo, nei confronti della persona su cui si è sentito, né può tantomeno odiarla.
Va da sé che rimangono validi tutti gli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona. Se per esempio hanno detto su uno dei propri dipendenti che ruba, bisogna comunque pagargli il salario. Bisogna dare zedakà a una persona che è conosciuta come povera, su cui però hanno detto che fa solo finta di essere povera (perché, fin quando la cosa non è certa, è permesso solo sospettare che sia vera e non si scappa dagli obblighi che si hanno nei confronti di quella persona).
12.       Se si è trasgredito il divieto di ascoltare lashon harà e credere a ciò che si è sentito, senza raccontare la cosa a nessun altro, ci sono dei metodi per fare teshuvà e riparare l’azione compiuta:
-          Rafforzarsi a estirpare dal proprio cuore le parole ascoltate e non credere a ciò che si è ascoltato.
-          Accettare su se stessi di non credere mai più in futuro alla lashon harà ascoltata su qualsiasi persona facente parte di Am Israel.
-          Fare il viddui per il peccato commesso.
Se ha raccontato ciò che ha ascoltato a qualcun altro, non ha modo di aggiustare la questione fin quando non si sia riappacificato con la persona di cui hanno parlato lashon harà, o fin quando estirpi dal cuore di chi lo ha ascoltato, le parole di biasimo nei confronti della persona a proposito (beer maim chaim 34) .

Sesta Regola.5


9.       Qualsiasi cosa sia vietato dire, è vietato ascoltare (per esempio offese sul comportamento degli avi, o azioni sbagliate che si sono compiute in passato e la persona attualmente si comporta bene, oppure dire di qualcuno che non è intelligente).
Questo vale sia in  forma orale che scritta.
10.       È vietato credere alla lashon harà che si sente. È vietato perfino dubitare a proposito della persona di cui si sente parlare. È permesso però sospettare che ciò che si è sentito sia vero, nel caso in cui si possa subire un danno, o qualcun altro possa subirlo.
Poiché è vietato credere a quello che si è sentito, si continua ad avere l’obbligo di fare del bene nei confronti di quella determinata persona, per quanto riguarda tutte le mizvot in cui la Toràh ci ha comandato di fare del bene al prossimo, per esempio dandogli zedakà. Questo vale anche se, stando alle parole di lashon harà ascoltate, quella persona è entrata in una categoria di persone su cui non è vietato parlare lashon harà (di questa categoria sarà trattato be”H nella regola 8).

Sesta Regola.4


7.       Se si ascolta lashon harà su di una persona benonit (media) e si sa che la cosa è vera, però c’è la possibilità di giudicare la persona in questione in modo favorevole, bisogna giudicarla in modo favorevole.  Se chi ascolta invece la giudica in modo sfavorevole (quindi come colpevole), oltre che trasgredire il precetto della Toràh di giudicare favorevolmente, sta accettando la maldicenza su quella persona, e quindi sta oltretutto trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà.
8.       Se tanto più si è ascoltato un racconto negativo su di una persona temente di HaShem,  prendendolo come vero e giudicando quidni la persona in questione come colpevole, si sta sicuramente trasgredendo il divieto di ascoltare lashon harà (oltre che quello di giudicare favorevolmente una persona, tanto più se si tratta di qualcuno che teme HaShem).
Una persona che è stata giudicata colpevole dal bet din, ma va a raccontare a chi gli sta intorno che il giudizio è sbagliato e parla male del bet din, chi ascolta deve far uscire dal cuore della persona il risentimento nei confronti del bet din. Se le sue parole non sono servite, deve almeno stare attento a non prendere come vero quello che gli è stato raccontato, ma giudichi il bet din in modo favorevole. Se però ha trasgredito il precetto di giudicare favorevolmente e li giudica negativamente, è inciampato nel divieto di ascoltare lashon harà.

Sesta Regola.3


5.       Se già ci si trova con un gruppo di persone per qualche motivo, e queste cominciano a parlare lashon harà e altre cose vietate, e si sa che ammonirli per quello che stanno facendo non servirebbe a nulla, se è possibile, bisogna andarsene, oppure tapparsi le orechhie così da non sentire. Se però non se ne può andare, e se si tappasse le orecchie comincerebbero a deriderlo e a prenderlo in giro e quindi non è disposto a farlo,  per non inciampare nel divieto di ascoltare lashon harà deve fare tre cose:
a.       Decida con tutto se stesso di non accettare come vero quello che sta ascoltando
b.      Si senta a disagio in quella situazione
c.       Stia seduto pietrificato, e non mostri a coloro che raccontano nessun movimento facciale che dimostri che è d’accordo con quello che sta ascoltando, e ancora meglio, mostri una faccia contrariata.
6.       Tutto questo vale solo e soltanto nel caso in cui quando si era arrivati, il gruppo non stava ancora parlando lashon harà, però, se già parlavano lashon harà, o se ha la possibilità di defilarsi e non lo fa, o se sa che quelle persone sono solite parlare lashon harà, allora è chiamato criminale come loro, e in cielo viene scritto come persona che fa parte di quella combriccola e parlatore di lashon harà, perfino se non parla e se non si sente a proprio agio in quella situazione.
Tanto più ovviamente se ha l’intenzione di ascoltare quello che stanno dicendo.

Sesta regola.2 - Come evitare di inciampare nel divieto di sentire lashon har'à?

3. Se vi state chiedendo come fare a evitare di inciampare nel grave divieto di ascoltare lashon harà, ecco alcuni preziosi metodi.
Se arriva qualcuno, e si capisce che vuole parlare male di un’altra persona, bisogna chiedere fin dall’inizio: “Quello che mi vuoi raccontare, potrà essermi utile in futuro? Potrò essere d’aiuto a rimediare alla situazione che mi vuoi raccontare? Ho qualche possibilità di ammonire la persona in questione per quello che mi vuoi raccontare?”
Se la risposta è si a una di queste domande, allora è permesso ascoltare, senza credere a ciò che si ascolta, ma si può prendere in considerazione la cosa. D’altra parte, se non c’è nessuna risposta positiva alle precedenti domande allora è assolutamente vietato ascoltare.
Quando chi vuole raccontare vede che non c’è interesse nell’ascoltare sue parole, o si riceve in risposta una faccia adirata, la prossima volta ci penserà due volte prima di raccontare qualcosa di vietato, almeno per non fare una figuraccia.

4. A volte, ascoltare le critiche di una persona nei confronti di un’altra, può essere permesso o addirittura una mizvà.
Ecco alcuni esempi: (a) se ascoltando il racconto integralmente, posso poi dimostrare a colui che racconta o agli altri ascoltatori, che le cose non stanno così, (b) se posso trovare un merito per giustificare l’azione di quella persona, (c) se posso azzittire chi racconta, in modo che non vada a raccontarlo ad ulteriori persone.
In tutti i casi citati, bisogna comunque stare molto attenti a non credere in cuor proprio che il racconto sia vero, ma si sospetti soltanto della veridicità dei fatti.
Il consiglio che si può dare a chi è inciampato nel peccato di ascoltare lashon harà, è quello di provare a cercare immediatamente, con tutte le proprie forze, un merito grazie a cui giudicare favorevolmente la persona di cui si sta parlando male e riferirlo a colui che sta raccontando.
Bisogna poi provare ad estirpare ciò che chi racconta pensa in merito al soggetto dei suoi racconti, ad esempio proponendo degli spunti per giudicare favorevolmente la persona in questione.
Nel caso invece si conosca la natura di colui che racconta lashon harà, e si sa che in ogni caso non farebbe altro che continuare a parlarne sempre peggio, è sicuramente preferibile rimanere in silenzio.
Solo dopo che costui se ne sia andato, si può (ed è opportuno farlo se stanno a sentire) raccontare al resto delle persone che hanno ascoltato la lashon harà, tutta la questione da un punto di vista favorevole nei confronti della persona di cui si è parlato male. Si cerchi in questo caso, di estrarre dai loro cuori i fatti negativi che hanno ascoltato.

Sesta Regola



1    1.       Ascoltare lashon harà è vietato dalla Toràh. Questo vale sia che ci venga detto di una certa persona che ha trasgredito un precetto nei confronti degli uomini, sia che abbia trasgredito un precetto contro di HaShem. Se oltre che ascoltare lashon harà, si crede anche a quello che si sente, si trasgrediscono altri precetti, come è scritto nella Toràh: “Non accettare un racconto vano” (Shemot 23,1). I Chachamim z”l spiegano che la colpa di chi accetta la lashon harà che gli viene raccontata, è superiore perfino alla colpa di chi la racconta.
2   
     2.       È vietato dalla Toràh ascoltare lashon harà, perfino se si ha l’intenzione di non credere a qualsiasi cosa si ascolti. Però, se dall’inizio del racconto si capta che gli stanno trasmettendo delle informazioni che potrebbero risultargli utili in futuro (se per esempio vuole mettersi in società con quella certa persona, o stringere accordi matrimoniali) è permesso a priori ascoltare, per tutelarsi o fare attenzione a quella determinata persona. Questo vale anche nel caso in cui tali informazioni possano essere di beneficio a qualcun altro.
In ogni modo E’ VIETATO CREDERE IN CUOR PROPRIO CHE QUELLO CHE SI è ASCOLTATO SIA VERO, si può però sospettare e si può ricercare ulteriormente (in modo permesso dall’alachà).