Pagine

Visualizzazione post con etichetta Nona Regola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nona Regola. Mostra tutti i post

Nona Regola.3


     5.     Se si sentono i propri figli, ancora piccoli, parlare lashon harà, è mizvà sgridarli, affinché si allontanino da questo grave peccato.
Il padre deve educare i propri figli, fin dalla tenera età, ad allontanarsi dal peccato della lashon harà, e da tutti i peccati che si possono compiere parlando, tra cui mentire ed essere coinvolti o alimentare discussioni.
Uno fra i motivi per cui il peccato di parlare lashon harà è così diffuso, è proprio perché non si è stati educati fin da piccoli a fare attenzione a non parlare lashon harà,e si è abituati a dire tutto ciò che si vuole, quindi, una volta cresciuti, è molto difficile cambiare un’abitudine simile. Però, se il padre educa i propri figli a fare attenzione a non parlare lashon harà, a non mentire etc, quando cresceranno gli sarà molto più facile allontanarsi dal peccato di lashon harà e innalzarsi spiritualmente ricevendo grandi ricompense sia in questo mondo che in quello a venire.
6. Se qualcuno racconta qualcosa a un’altra persona, quest’ultima ha il divieto di raccontarlo a qualsiasi altra persona, a meno che non gli sia stato specificato che può raccontarlo agli altri, ovviamente a condizione che non si tratti di lashon harà.

Nona Regola.2


     3. Bisogna fare attenzione a elogiare qualcuno, in modo che la cosa possa danneggiarlo. Per esempio se si è stati ospitati con molto kavod e si è ricevuto molto cibo etc., oppure se si è ricevuto un prestito, è vietato dire quanto bene si è ricevuto. Questo perché altrimenti della brutta gente, o dei perditempo, potrebbero cominciare a dare fastidio alla persona da cui si è ricevuto il bene, e questa persona potrebbe ritrovarsi nei guai non sapendo più come liberarsi di questo tipo di gente.
Bisogna inoltre stare attenti a non mettersi nella condizione che altri sospettino che si sta parlando lashon harà, altrimenti si trasgredisce il divieto di parlare “avak lashon harà” (polvere di lashon harà).       
4. È vietato abitare in un quartiere di maldicenti, tanto più sedere vicino a dei maldicenti e ascoltare ciò che dicono, perfino se si ha l’intenzione di non ricevere ciò che dicono.
Tanto più, è vietato fissare il proprio posto al Bet HaKneset o nel luogo di studi, accanto a persone maldicenti.
In particolare, chi ha un tempo stabilito in modo fisso durante la giornata (cosa che TUTTI dovrebbero avere) che dedica allo studio di Toràh, non può assolutamente sprecarlo immischiandosi con i vicini che parlano lashon harà.
Se si ha un alunno che parla abitualmente lashon harà, e si sa con certezza che non starà a sentire nessun rimprovero, bisogna allontanarlo.
Se una persona si trova suo malgrado con una compagnia di maldicenti, e non ha alcuna possibilità di defilarsi,  deve seguire alcune norme comportamentali:
-          Se stima che rimproverando il gruppo, risucirà a non farli parlare lashon harà, deve senza dubbio rimproverarli.
-          Perfino se stima che il suo rimprovero non abbia l’effetto di farli smettere di parlare lashon harà, d’altro canto non apporterebbe nessun danno, non può stare zitto.
-          Se con il suo rimprovero, continueranno ancora di può a parlare male di quella persona, non bisogna dirgli niente.
-          Perfino se il rimprovero non servisse a niente, se ha qualche altra idea su come farli smettere, ha l’obbligo di metterla in pratica.

NONA REGOLA – Avak Lashon Harà

1. L’Avak lashon Harà è traducibile come “polvere di lashon harà”. S’intende con questa formula qualcosa che non è lashon harà completa, ma che ci si avvicina o che la causa. Ad esempio:
       a. Dire: “chi l’avrebbe detto che tizio sarebbe divenuto così”
       b. Dire “non fatemi parlare su caio, non voglio dirvi cos’è successo” 
       c. Una persona che elogia un altro davanti a chi non lo sopporta, perché provoca che raccontino lashon harà a loro volta. (Hagà) Perciò è vietato parlare di una persona se ha il dubbio che vengano a parlare male di lui. 
       d. Abbondare nell’elogiare una persona anche non davanti a una persona che non lo sopporta, perché alla fine arriverà lui stesso a dire “tranne questa cosa che non va bene” oppure loro risponderanno: “perché racconti così bene di tizio, sappiamo benissimo che…”

2. Raccontare elogi in pubblico è vietato in ogni caso, perché in ogni luogo pubblico è possibile che ci sia qualcuno che lo sopporti poco o che lo invidi, e se verrà elogiato, ne parleranno male. Ci sono però due eccezioni:
       a. Elogiare una persona che nessuno conosce è possibile, a condizione di non elogiarlo troppo (Hagàh)
       b. Elogiare una persona conosciuta come “Zadik” e retto, è permesso lodarlo anche davanti ad una persona che non lo sopporta, perché anche se dovesse ribattere, tutti sanno che non è vero.