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Ottava Regola


1. Il divieto di Lashon harà non effettua distinzioni sul chi racconta, sia esso uomo o donna, parente o conoscente del soggetto del racconto. Persino nel caso voglia solo dimostrare il suo disappunto dinnanzi agli altri per il comportamento che è stato tenuto.

2. Da qui in poi cominceremo Be”H a chiarire su chi la Toràh vieta di parlare.
Il divieto di Lashon harà vale che il soggetto sia un uomo che una donna. Senza distinguere tra sua moglie e un’altra donna (o suo marito o un altro uomo). Allo stesso modo è vietato parlare degli suoceri e di ciò che succede nella loro casa. [Per quando invece è permesso raccontare si veda la regola 10 dal paragrafo 13 in poi]

Settima Regola.6


11. Per applicare la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà precedente) è necessario stare attenti che (a) i fatti siano effettivamente riconoscibili, senza ombra di dubbio. Devono essere veritieri effettivamente e non solo verosimili. (b) Soprattutto è necessario che veda i fatti su cui si basa in prima persona, e non si basa su fatti sentiti da altri, cui è vietato credere.

12. Ci sono cose per cui non è valida la facilitazione di “Devarim Nikarim” (vedi alachà 10):
a.       E’ vietato andare a raccontare ad altri.
b.      E’ vietato far perdere denaro o “menarlo” per ciò cui si è creduto.

Settima Regola.5

9. Una persona che racconta ingenuamente qualcosa che è avvenuto, di cui sappiamo che non ha alcuna intenzione di parlare male a proposito della persona di cui parla, o di mettere male fra lei e gli altri, è permesso credere a ciò che dice nel caso in cui si sia sentito, ma è dubbio se sia permesso a priori cominciare ad ascoltare le sue parole. In ogni modo, è estremamente difficile trovare una persona che effettivamente racconti ingenuamente. Pertanto, essendo questa norma di difficile applicazione pratica, chi tiene ad allontanare la sua anima dai peccati si astenga dal mettere in pratica questa facilitazione. 

10. Un ulteriore facilitazione è quella di “Devarim Nikarim” cioè di “cose riconoscibili” [si premette che questa norma non sarà chiara a meno che non si studino almeno le due halakhot successive]. La facilitazione di “Devarim Nikarim” si applica quando ci si rende conto attraverso altre conoscenze che il racconto è vero (e non solo verosimile). Questa facilitazione ha molte limitazioni. Ad esempio, se c’è la possibilità di giudicare la storia in modo favorevole, o dicendo semplicemente che a tale persona manca un tipo di attitudine per cui non poteva comportarsi altrimenti, non è applicabile questa facilitazione, perché sicuramente dobbiamo giudicarlo favorevolmente. Nel caso invece non ci sia possibilità di trovare un merito per giudicare ciò che ha fatto, è permesso credere a ciò che viene raccontato e accettare le parole del racconto. 
 E’ necessario fare una ricerca approfondita per sapere se effettivamente il racconto ricada nella categoria di “Devarim Nikarim”, perché spesso lo Yetzer Harà vuole che ci si basi su questa facilitazione, pertanto non si faciliti tanto in fretta (in particolare se non sono presenti le condizioni riportate nelle due alachot successive. )

Settima Regola.4


7.       Nelle prossime alachot cominceremo a vedere Be”H le norme sulla possibilità di accettare e ricevere la lashon harà effettuata da casi particolari:
 una persona che è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni
Persino se la persona che ci racconta la lashon harà è attendibile “Kevè Terè” cioè come due testimoni, non è possibile credere a ciò che dice.
8.       Nel caso venga raccontato da una persona che è attendibile “Kevè Terè”, cioè come due testimoni, che qualcun altro abbia commesso una trasgressione di cui è risaputa da tutti la gravità, è possibile accettare ciò che ha detto nel caso ci siano presenti due condizioni:
a.       Con i suoi occhi. Ha raccontato che ha visto la questione lui stesso. Nel caso ha raccontato che l’ha sentito da altri,  allora l’attendibilità di tale persona non costituisce un effetto sulle norme (quindi rimane vietato accettare ciò che dice, a meno che non sia possibile per altri motivi)
b.      Credere e non raccontare. Anche se gli ha detto che l’ha visto con i suoi occhi, ci si può credere e allontanarsi di conseguenza dalla compagnia del soggetto del racconto fino a che non faccia teshuvàh. In ogni caso è vietato raccontarlo a terzi, come abbiamo visto nella Regola 4 fine del paragrafo 5. E così non è possibile provocargli danno economico o alzare le mani su di lui chas veshalom per questo motivo.
c.       Oggi. Oggi difficilmente ci sono persone di questo livello, che siano attendibili come due testimoni. Pertanto è possibile solo sospettare di ciò che è stato raccontato, ma non crederci completamente. (Beer Maim Chajim 12)

Settima Regola.3


5.       A proposito di una persona che ha la fama di essere malvagia, visto che diverse volte si è venuto a sapere che ha trasgredito dei divieti conosciuti da tutti (come per esempio l’adulterio l”a), è permesso accettare su di lei lashon harà.
6.       Se una persona, parlando di se stessa, rivela qualcosa di negativo che riguarda lei e qualcun altro, è permesso credere solo a ciò che concerne lei stessa ma non ciò che riguarda l’altra persona.

Settima Regola.2


3.       Così come è vietato accettare la lashon harà proferita da una persona, è vietato accettare lashon harà proferita da due o più persone. È permesso sospettare della cosa ma non crederci. Come si potrebbero accettare le parole di critica su qualcuno, proferite da qualcun altro che, per il fatto stesso di dire ciò che dice, rientra nella categoria di malvagio (perfino se raccontano qualcosa di vero, figuriamoci se ci mette del suo)? Il fatto che siano malvagi è sicuro (stanno trasgredendo il precetto della Toràh che vieta di parlare male del prossimo), mentre la persona di cui parlano è ancora una persona kesherà totalmente, sulla quale al massimo si può sospettare, ma è assolutamente vietato credere a ciò che viene detto di male su di lei.
4.       Se si è sparsa una voce su qualcuno, sul fatto che costui abbia fatto qualcosa di male, o che abbia detto qualcosa che va contro la Toràh, è vietato credergli, è permesso solo sospettare.
In particolare, se si vuole raccontare la cosa a qualcun altro, si stia molto attenti a non farlo con lo scopo di spargere ulteriormente la voce.

Settima Regola


SETTIMA REGOLA: IL DIVIETO DI ASCOLTARE LASHON HARà DI FRONTE A UN PUBBLICO O IN PRESENZA DELLA PERSONA INTERESSATA
1.       È vietato ascoltare lashon harà anche se proferita di fronte a molte persone. Nonostante venga raccontata di fronte a molte persone, non va presa come vera, bisogna solo sospettare, verificare se è vero ciò che viene raccontato e, eventualmente, ammonire in modo adeguato la persona coinvolta nell’azione sbagliata.

2.       Non c’è nessun permesso di ascoltare lashon harà proferita di fronte a molte persone, perfino se proferita di fronte al diretto interessato (che non ribatte su quanto detto). Tanto più è vietato ascoltare lashon harà raccontata in presenza di più persone, in cui la persona che racconta dice che avrebbe detto la stessa cosa perfino davanti al diretto interessato.
Anche se il diretto interessato sta zitto mentre raccontano lashon harà su di lui di fronte a tutti, ciò non vuol dire che quello che sia stato raccontato sia vero, anche se di natura, la persona coinvolta, non sta solitamente zitta quando non è d’accordo su qualcosa.